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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La strategia della povertà

Melanzane care come l’oro, finocchi come gioielli, pere che sembrano beni da investimento. La guerra, mentre l’Occidente aspetta che i carri armati di Putin comincino a sparare sull’Ucraina, è già scoppiata. Il Comune va a caccia di milioni per evitare il fallimento mettendoci le mani in tasca, anzi nella busta paga. E le bombe sono le bollette, i missili sono i prezzi della benzina ogni volta che si fa il pieno. Altro che contagio economico della pandemia, qui c’è qualcuno che gioca con le nostre vite approfittando dello stordimento generale, dopo due anni di contagi, di morti e di paura. Senza voler scivolare nella dietrologia sembra proprio che sia stata costruita ad arte una strategia per impoverirci colpendo i beni primari, dopo la salute che pure non brilla di certo, visto che la sanità pubblica è ancora impantanata e ci vorranno mesi, se non anni, prima di tornare a una qualche normalità. Non sarà un complotto ma il combinato disposto dell’aumento di gas e luce, con le conseguenze sulle imprese, le serre dove si coltiva la verdura, i trasporti, la refrigerazione, i forni del pane, sta mettendo in ginocchio l’economia famigliare. E accende, ne abbiamo avuto riscontro ieri, la protesta dei semplici, delle persone normali che non hanno bisogno di un partito per scendere in piazza. E forse non lo hanno fatto mai. Piazza Montale alle Vallette, ore 16. C’erano anziani, mamme, operai, disoccupati. E il loro grido era semplicemente questo: «Ora non paghiamo più». E siamo solo all’inizio se è vero quello che mormorava qualcuno tra i muletti dei mercati generali, sibilando che la vera stangata arriverà a marzo. Il sentore è quello di un disagio sociale che sta per tramutarsi in rabbia. Perché qui, a differenza di quanto abbiamo vissuto con il Covid, le giustificazioni fini a se stesse non sono più giustificabili e non ci sono eroi pronti a salvarci.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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