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Tre alpinisti morti trovati sul Dome de Miage

LA STORIA. I ghiacciai del Bianco restituiscono i corpi inghiottiti 20 anni fa

L’unico indizio è una carta d’identità del 1995. Nell’archivio dei dispersi ci sono oltre 100 nomi

Fagocitati dalla montagna e restituiti come cadaveri a distanza di oltre 20 anni. Questa è stata la triste sorte toccata ai corpi di tre alpinisti, individuati ieri in avanzato stato di decomposizione sul ghiacciaio del Miage sul Monte Bianco.

La presenza dei tre corpi è stata segnalata da un escursionista francese che ha allertato la centrale unica di soccorso della Valle d’Aosta e ha successivamente consegnato al soccorso alpino della guardia di finanza di Entreves un portafogli, rinvenuto nelle vicinanze dei cadaveri e contenente una carta di identità tedesca rilasciata nel 1995.

I corpi, se le condizioni meteo lo permetteranno, dovrebbero essere recuperati nelle giornata di oggi. A rendere difficile, in un primo momento, capire quando fossero precipitati gli alpinisti è stato il fatto che nella giornata di ieri non erano arrivate richieste di aiuto o segnalazioni di incidenti in montagna.

Per cercare di dare un’identità ai tre corpi rinvenuti ieri, si cercherà una corrispondenza nell’archivio dei dispersi sul Monte Bianco che conta oltre un centinaio di nomi. Il Dome de Miage, 3.673 metri di altezza, in particolare è una vetta che nella sua storia può contare il macabro primato di numerose vittime, le ultime due risalenti al dicembre del 2014 quando due gemelli francesi di 22 anni persero la vita.

Appena due settimane fa sul ghiacciaio della Brenva, questa volta sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, erano stati trovati i resti umani di un alpinista scomparso probabilmente negli anni ottanta. A suggerire il periodo della scomparsa era stato il fatto che accanto al cadavere era stato ritrovato uno zaino una piccozza sono di marca francese e a una prima analisi sembrano essere stati prodotti verso la metà degli anni 80. «Ritrovamenti di questo tipo hanno spiegano dalla Guardia di finanza aumentano con lo scioglimento dei ghiacciai ».

Sul fronte degli incidenti, invece, soltanto l’altro ieri, sempre sul Bianco, si è verificata l’ennesima tragedia: un alpinista della provincia di Pescara è morto dopo essere precipitato per più di 100 metri lungo il Couloir du Gouter, noto anche come il “canalone della morte”. Mentre nella giornata di lunedi era stata bloccata e rimandata indietro una madre francese che, sempre sul Bianco, stava salendo con le sue due bambine di 4 e 6 anni.

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