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Economia
Rincari folli tra caro energia e speculazioni

La stangata alimentare è arrivata nei mercati: «Aumenti fino al 50%»

Costa tutto carissimo: dagli asparagi ai finocchi, dalle pere alle arance, ma anche pane, salumi, formaggi, polli e pesce

I rincari folli, finora soltanto annunciati, sono diventati realtà perfino sui banchi del mercato. Il caro carburante per i trasporti e le bollette astronomiche hanno fatto schizzare i prezzi alle stelle e i torinesi si trovano a dover pagare la verdura, la frutta, i formaggi, la carne, il pesce, gli affettati e perfino il pane, in media il 30% in più, ma con punte che arrivano al + 50%. Un aumento eccessivo, non certo esente da speculazioni, che ha già disincentivato i clienti agli acquisti. «Faccio attenzione a cosa compro, rinuncio a tutto l’inessenziale perché non posso permettermi di spendere cifre esorbitanti» spiega Giuliana, come gli altri cittadini, pochi, tra i banchi del mercato di piazza Madama Cristina. Qui gli asparagi vengono venduti a 9 euro al chilo, i pomodori datterini a 8,50, le melanzane a 4,50, i finocchi e le zucchine a 3,80. Neppure la frutta è esente dai rincari con le pere che ormai sfiorano i 5 euro e le arance tarocco, provenienti dalla Sicilia, vendute 3 euro e i kiwi a 8,50 euro. Più la merce arriva da lontano e più è cara. Lo dimostra anche il prezzo del pecorino (21,90 al chilo) proveniente dalla Sardegna, dove gli autotrasportatori il prossimo lunedì hanno deciso di incrociare le braccia contro il caro carburante scatenando la psicosi “scaffali vuoti”. Ma gli aumenti riguardano anche il pane che al mercato costa poco meno di 4 euro. Per non parlare della carne, soprattutto il pollo, e del pesce, branzini e salmoni, venduti anche a 10 euro in più al chilo.

Gli ambulanti non possono fare a meno di ammettere l’ovvio: «Abbiamo dovuto ritoccare i prezzi perché ci sono tante spese e il costo della benzina è troppo alto – spiega Ayoub dal suo banco di frutta e verdura -, il finocchio è aumentato del 50%, le arance del 40%, i broccoli del 30% e i kiwi gialli ora li vendiamo a 8,50 euro al chilo, 2 euro in più rispetto a prima. Ovviamente paghiamo la merce più cara». «Vendiamo il pomodoro datterino un euro in più rispetto alla scorsa settimana, perché arriva dal sud e sono aumentati i costi di trasporto, mentre le pere costano più care perché sono introvabili» spiega Casia dal suo banco aperto dalla bisnonna nel 1920 in piazza Madama. A confermare gli aumenti, non di tutto, è anche il Caat di Torino da cui si riforniscono gli ambulanti: «Gli sparagi della Campania costano due euro in più rispetto all’anno scorso, mentre i finocchi sono scesi al momento a 1,70 euro – spiega Daniele Gotto del Caat -. Ma la situazione è molto instabile a causa del caro energia e della guerra in Ucraina che sta bloccando l’esportazione in Russia. Per fortuna i produttori non hanno ancora alzato i prezzi ma presto saranno costretti a farlo».

Nel frattempo però i prezzi al consumo sono già aumentati. «Vendo il pane a 20 centesimi in più perché le farine sono carissime» spiega Desy, la panettiera di piazza Madama Cristina. «Il pollo è raddoppiato per via del prezzo del mangime alle stelle proveniente dall’Ucraina, mentre il tacchino non si trova più a causa dell’aviaria in Veneto» spiega Bruno, il macellaio che assicura -, io non ho cambiato i prezzi perché ho appena aperto, ma così ci rimetto». Monica vende salumi e formaggi: «Paghiamo tutto più caro, soprattutto il pecorino sardo, il provolone, il prosciutto crudo di Parma, la bresaola e lo speck, ma anche la bolletta della luce, quindi aumentare i prezzi è inevitabile». Segue a ruota Nino il pescivendolo: «Paghiamo il salmone tre euro in più al chilo, ma per fortuna quello si vende, il problema è che molti prodotti non si trovano più sul mercato e ci costano tantissimo, come il pesce azzurro, i polpi e le seppie. Abbiamo dovuto rincarare di ben 10 euro il branzino da 28 a 38 euro al chilo. Ma con questi prezzi perdiamo i clienti».

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