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Il Borghese

La solitudine di un padre

Sarebbe facile, adesso, tirare in ballo la questione del «cosa ne sarà di lui senza di me?» per Luigi Cadorin, pensionato di 72 anni che ieri pomeriggio, a Saluzzo, ha ucciso il figlio quarantenne Luca. Un figlio disabile, a causa di una asfissia al momento della nascita che gli aveva lasciato delle difficoltà oggettive, in particolare nei movimenti e nel compiere alcune azioni basilari. Luca, riferiscono le agenzie di stampa che si sono basate sui particolari rubati dal suo profilo Facebook, aveva mostrato a tutti la foto della sua laurea in scienze politiche, e più volte aveva espresso il desiderio di candidarsi al Parlamento. Aveva avviato anche una raccolta fondi, a quanto pare. Conduceva una vita che non era più disgraziata di altre. Cosa in realtà sia scattato nella testa del padre, onestamente, potrà spiegarlo solo lui, forse almeno con i carabinieri e il magistrato l’avrà chiarito. Aveva già perso un figlio, Luigi. Era morto di infarto ancora giovane, poco tempo fa. E la famiglia aveva chiuso il mobilificio a Revello, si era ritirata. Dicono che non si fosse ripreso da quella sofferenza, ma alla fin fine cosa ne può sapere chi sta fuori dalla porta, chi getta forse uno sguardo distratto come il saluto scambiato al volo in strada, o dal medico, dal panettiere? La medesima distrazione che spinge nel retrobottega la questione del “dopo di noi”, di una legge cui addirittura l’attuale governo sta tagliando i fondi, così come lo sta facendo a ogni voce che trova nel suo bilancio. Come se non si vedesse oltre un orizzonte limitato. O le porte chiuse delle case di famiglie troppo sole.

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