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Politica
LE PRIME PAROLE

La sfida del Prefetto ai No Pass: «La città non può essere paralizzata» [FOTO e VIDEO]

Giro di vite contro i cortei: «La gente può manifestare senza invadere il centro e bloccarlo»

Il nuovo prefetto, Raffaele Ruberto, arriva da Caserta, ma conosce la realtà di Torino, per esserci già stato come prefetto vicario di Alberto Di Pace, dal 2010 al 2012. Il nuovo inquilino di piazza Castello, sollecitato dalle domande dei cronisti, entra subito nel vivo, affrontando i temi di attualità e sulla gestione dei cortei No green pass, che negli ultimi mesi hanno bloccato la viabilità, il neo prefetto spiega: «Dobbiamo fare in modo che la gente possa manifestare senza invadere e paralizzare il centro e le attività che si svolgono soprattutto il sabato. Bisogna coniugare le ragioni del diritto al manifestare con la vivibilità dei centri storici e le istanze dei commercianti. Le due esigenze devono convivere». Ruberto intende lavorare per la «tessitura di forti relazioni istituzionali» e per la «coesione sociale», e non pensa di abbassare la guardia su temi come le infiltrazioni della criminalità organizzata. Ma soprattutto vede il suo ruolo «un po’ alla francese» perché, afferma, «per il cittadino lo Stato è uno solo e quanto più sviluppato è il decentramento, tanto più deve essere forte il ruolo di chi rappresenta lo Stato». Per un prefetto, sottolinea Ruberto, «il compito principale è quello di occuparsi di ordine e sicurezza pubblica in stretto raccordo con il questore. Porrò anche una grande attenzione all’aspetto delle relazioni istituzionali, con l’obiettivo fondamentale di contribuire alla coesione sociale: un cittadino che si sente abbandonato è un duro colpo per chi rappresenta lo Stato».

 
(foto: Tonino Di Marco)

Il ritorno a Torino per Ruberto «è una bella sfida e ciò che mi induce a impegnarmi ancora di più è che si tratta di una città metropolitana, con tutte le complessità che ciò implica. Vengo dal Sud, dove ci sono molteplici criticità. In un territorio come quello, il prefetto è indispensabile, si ritrova un po’ anche a fare supplenza rispetto ad altre istituzioni. Si può pensare che in un’area più evoluta come quella di questa città, invece, la pregnanza della figura prefettizia sfumi un po’. Ma la complessità dell’area metropolitana dà luogo a problemi e criticità che non sono da meno rispetto a quelle aree. Tendo a non sottovalutare mai le situazioni – ha concluso – le aree metropolitane richiedono interventi non meno attenti di quelli delle zone infiltrate dalla criminalità. Le mafie vanno dove c’è il denaro, la mafia di oggi è imprenditrice, per questo anche a Torino non possiamo abbassare la guardia».

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