mimosa
Il Borghese

La semplicità dell’amore

Nel giorno in cui troppi ritengono basti donare una mimosa per pulirsi la coscienza, nelle storie della cronaca sbocciano anche altri fiori: quelli dell’amore.

Un amore che porta a donare davvero qualcosa di sé, non il cuore in senso figurato, ma una parte reale del proprio corpo. Paolo ha donato un rene ad Anna: dice che è stato un enorme sollievo scoprire di essere compatibile come donatore.

Così ha salvato Anna dalla schiavitù della dialisi, correndo rischi non indifferenti: nessuno gli ha garantito che il suo rene superstite non subirà problemi nel corso degli anni. Ma, in questi casi, «si sceglie con la ragione e con il cuore» ha detto Paolo ai cronisti.

La ragione è quella che ti spinge a informarti sui problemi medici, sulle questioni tecniche, certamente i rischi, ma poi decide il cuore.

Se il tuo amore soffre, se rischia di avere una vita “mutilata”, decidi di donare: è condivisione, del dolore e della speranza. Perché un percorso di vita cominciato insieme possa andare avanti allo stesso modo.

Anna sorride al pensiero di questo dono immenso e riesce a dire soltanto «quando usciremo di qui, faremo una bella cena io e il mio amore». Una bella cenetta, la normalità a corollario di un fatto eccezionale. Forse è proprio questo che entrambi desideravano e inseguivano.

E che la loro storia arrivi proprio alla vigilia della festa della donna, in realtà l’intervento chirurgico è avvenuto lunedì, assume un significato ulteriore.

Perché, mentre a fare notizia sono le statistiche orribili dei crimini contro le donne, di solito, o le polemiche sul femminicidio e su quanto le leggi attuali siano drammaticamente inadeguate, possiamo prenderci una pausa dall’orrore.

Il che non significa dimenticare. Ma respirare e accorgerci che l’amore c’è. Il dono di sé come promessa totale.

Non vogliamo certo trasformare Paolo e Anna in un manifesto, perché tutto questo andrebbe anche al di là di quanto loro stessi desiderano e sperano dal prosieguo della vita insieme.

Non vogliamo trasformarli in eroi né in “distrazioni” dalle emergenze che questa giornata deve ricordarci.

Non vogliamo sostituire simboli con altri. Vogliamo solo leggerla e raccontarla tutti assieme, sorridendo e forse commuovendoci.

E poi, che sia una mimosa, una parola d’amore o un abbraccio, una cena romantica, i complimenti per un nuovo incarico, non scordiamoci un gesto nei confronti delle nostre compagne di viaggio: mogli, madri, compagne, sorelle, figlie.

Per dire loro «ci siamo», con semplicità. Il dono più grande.

Twitter@AMonticone

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