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Cronaca
IVREA

La scuola per adulti resta senza sede: gli uffici in una tenda

Dopo lo sgombero dell’ex caserma Valcacino

Sfrattati dalla sede ritenuta pericolosa si “accampano” con la tenda all’ingresso per raccogliere le iscrizioni a scuola.

È la difficile situazione del Cpia, il centro istruzione per adulti di Ivrea che recentemente ha ricevuto l’ordine, emesso dal Comune, di abbandonare l’edificio della ex-caserma Valcacino, situato in via Dora Baltea. La situazione, tutt’altro che semplice, ha avuto inizio i primi di settembre quando il vicesindaco Elisabetta Piccoli ha disposto una ricognizione dello status delle proprietà immobiliari comunali in città. La ex Valcacino è un complesso composto da due blocchi di tre piani ciascuno situati lungo il fiume ad Ivrea. Il primo blocco era già stato abbandonato perché ritenuto insicuro alcuni anni fa dall’Ipsia. Il secondo blocco, invece, ospitava oltre al Cpia anche numerose associazioni eporediesi come Casa delle Donne, Anpi, Montagna Giovane e altre. Durante la ricognizione dei documenti sugli immobili è saltata fuori una perizia datata 2010 sulla ex Valcacino dove emerge che il controsoffitto è instabile e pericoloso. Il Comune decide, quindi, che tutte le associazioni e la scuola devono lasciare subito l’edificio.

A metà settembre il dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Igor Nolesio, firma l’ordinanza lasciando trenta giorni a tutti per rimuovere le proprie cose. Tra tutte quella in maggiore difficoltà è proprio il Cpia. «Siamo un istituto pubblico – spiega la dirigente Donatella Libertino – qui ad Ivrea mediamente offriamo formazione a 400 persone l’anno. È il periodo delle iscrizioni e molte delle persone che si rivolgono a noi non hanno facilità con i sistemi informatici e si recano di persona ad iscriversi, per venire loro incontro mancandoci una sede anche provvisoria ad Ivrea abbiamo deciso di usare una tenda militare montata davanti alla nostra, oramai, ex scuola. Il problema, però, non è dove registrare gli iscritti ma dove faremo, poi, le lezioni. Dal 10 di settembre quando abbiamo saputo che dovevamo andarcene da lì è stata una corsa contro il tempo. L’amministrazione ci ha dato la sua disponibilità a trovare un’altra collocazione in città, ma non ci hanno ancora trovato sistemazioni adatte. Ci hanno proposto la Casa di Carità e il Ciac, due istituzioni che fanno apprendimento, ma i locali erano disponibili solo al pomeriggio e avendo solo mezza giornata non possiamo gestire i nostri numerosi corsi e iscritti. Abbiamo chiesto la disponibilità di immobili comunali che a nostro parere potevano essere ottimali come Palazzo Giusiana (ex tribunale) ma non è disponibile. La prossima settimana vedremo locali nel seminario della Curia e l’Opera Pia Moreno, speriamo. Il Comune si è persino offerto di ristrutturare uno stabile, ma i tempi sarebbero lunghi e noi a settimane iniziamo i corsi». E oltre al Cpia rimane anche da trovare posto per le altre associazioni.

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