il ponte
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IL RITORNO

La scrittura di Vitaliano Trevisan e il conto in sospeso con la morte

Pinocchio, o Modesto, era un uomo che amava spingersi sempre al limite, che si trattasse di auto o di moto o della sua stessa vita, non un bugiardo a dispetto del soprannome, ma un bluffatore disposto a trasformare in verità il suo stesso bluff. Thomas, invece, le moto le ama non per la velocità o le prestazioni o la meccanica, bensì per l’equilibrio: ecco, proprio l’equilibrio è l’aspetto che lo affascina, è ciò di cui necessita e se è tanto complicato trovarlo in una vita in cui ci si aggrappa a piccole manie di controllo e segni di paranoia, la moto è la meccanica che risponde. Ma Pinocchio adesso è morto, sfracellato con la sua Ferrari Testarossa. Sfogliando il giornale, anni dopo essersene andato dall’Italia, Thomas non l’ha neppure riconosciuto. Eppure erano cugini, anzi fratelli di sangue, ben più che fratelli. Che fare, dunque? Tornare, certo, ritrovare l’Italia e la propria città e regolare una volta per tutti i conti con la vita e i sensi di colpa. Ma soprattutto scrivere, sì Thomas deve scrivere, perché Pinocchio è morto e «la scrittura ha sempre un conto in sospeso con la morte». Dopo quindici anni, torna in edizione tascabile “Il ponte” (Einaudi, 11 euro) di Vitaliano Trevisan, il mai abbastanza rimpianto scrittore morto suicida nel febbraio di quest’anno. Un’anima sensibile e tormentata – non si dice sempre così, anche quando non è sufficiente a descrivere una persona? – che nella scrittura riversava la carica di un Melville contro la mediocrità e le storie dei vinti, degli emarginati, dei sofferenti. Una rilettura fondamentale.

IL PONTE
Autore: Vitaliano Trevisan
Editore: Einaudi
Genere: Romanzo
Prezzo: 11 euro

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