Noa Pothoven
Il Borghese

La scelta di Noa

Guardo le fotografie sul Web di Noa Pothoven e cerco di convincermi che è tutto un errore, che quelle immagini non possono essere legate al titolo che leggo sopra. Noa che guarda fuori dall’inquadratura o che sgrana i suoi occhi chiari, che esce da una piscina, che sorride con in mano il suo libro, che sta con le braccia sui fianchi come a dire «io sono forte, sono più forte».

Ma il titolo sopra dice che Noa ha chiesto e ottenuto di morire per legge, a 17 anni. Succede in Olanda, dove l’eutanasia è consentita. Ma forse Noa era stata uccisa molto tempo prima, quando era stata violentata da bambina. Ha combattuto per vivere, Noa. E poi ha combattuto per poter morire. Leggo che ha lasciato alla Rete un messaggio di dolcezza, che suona come un «l’amore è lasciare andare, in questo caso». Sì, l’amore può anche essere questo. Perché per quanto possiamo amare, non ci è consentito di caricarci addosso il dolore dell’altra persona e alle volte non esiste modo di alleviarlo. Leggiamo, guardiamo le foto, magari commentiamo e giudichiamo convinti che si tratti dell’eterno dibattito sull’eutanasia, ma la realtà è che di questa storia e di questa ragazza noi tutti sappiamo veramente troppo poco. Se non che qualcuno aveva rubato la vita a una bambina, tanto tempo fa, aveva fatto sì che il dolore del cuore divenisse la sofferenza del corpo. Addio Noa. Perdona tutti noi che saremo tentati di giudicare.

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