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Il Borghese
L’EDITORIALE

La sarta Loretta e il caos in cella

L’hanno portata in carcere in piena notte a 84 anni. In pigiama, senza neanche darle il tempo di prendere i suoi effetti personali, addirittura la dentiera. Loretta ha forse pensato di essere finita in uno dei tanti film degli anni d’oro del cinema in cui Sofia Loren e Marcello Mastroianni, divi per i quali ha cucito vestiti in gioventù come sarta, raccontavano anche di matrimoni turbolenti. Lei, il 9 agosto scorso, al culmine dell’ennesima lite con il marito che l’aveva percossa, lo ha ferito con un coltello da cucina. Un solo fendente, per difendersi. Ma Loretta è prelevata in casa con la forza, e trasferita a Rebibbia.

Una scelta incomprensibile per il garante dei detenuti del Comune di Roma, Gabriella Stramaccioni, che l’ha incontrata («aveva lividi ovunque»), ha denunciato sui social l’episodio e si è attivata per fare trasferire l’anziana. La storia della sarta di Cinecittà, che oggi dovrebbe essere accompagnata in una struttura gestita dalle suore, si è consumata proprio nelle ore in cui i vertici de ll ’amministrazione penitenziaria entravano, per la prima volta nel giorno di Ferragosto, in una ventina di istituti in tutta Italia per portare un segnale di vicinanza. Vicinanza ai detenuti, ma anche a tutti coloro che operano all’interno di istituti che stanno vivendo un momento particolarmente difficile. «Dentro – ripetono i sindacati degli agenti – è il caos». E il mondo fuori sembra non volersene accorgere.

Intanto, in carcere si continua a morire. Come al Lorusso e Cutugno, dove un altro giovane si è tolto la vita. E il secondo nel giro di pochi mesi. Il 52esimo in Italia dall’inizio dell’anno. Tanti, troppi suicidi. A cui vanno aggiunti quelli tentati ma non consumati, le aggressioni e le rivolte, le inchieste della magistratura sulle presunte torture. Di tutto questo, la politica non parla. Al massimo, quando accade un fatto particolarmente grave, si liquida tutto con una frase di circostanza. Quel che conta, è promettere (come ogni volta), che se governeranno loro sarà garantita la certezza della pena. Che in un Paese civile è sacrosanta e necessaria. Ma va scontata in luoghi che garantiscano la dignità di tutti. Dei criminali e di chi li deve controllare. Senza più usare la carcerazione come pena preventiva. Portandoci i banditi veri, non una nonnina di 84 anni senza neanche farle prendere la dentiera.

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