(foto di repertorio depositphotos).
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La sanità è ko, i privati godono

A voler sintetizzare con poche parole la grande protesta che si è levata come un grido di dolore e di rabbia contro la sanità pubblica si potrebbe dire che “chi ha i soldi ricorrerà alle strutture private e chi non li ha, sarà costretto ad aspettare”. Evito di trascrivere la risposta che ho a fior di labbra, e lo faccio per rispetto verso chi già sta subendo l’incubo delle liste di attesa. Ma una cosa è certa, i nostri ospedali, senza eccezione alcuna, sono al limite del collasso. Per il personale che scarseggia, per le strutture che sono obsolete e che vanno avanti da anni con rattoppi, senza un piano vero di ristrutturazione tranne qualche mano di vernice a colori vivaci, per i turni massacranti a cui sono sottoposti medici e infermieri. Quegli “eroi”, li ricorderete tutti, che la politica celebrò a parole senza metter in campo seri provvedimenti di tutela del personale e dunque dei malati. Quando scriviamo che mancano 5mila camici bianchi, usando questo termine vago perché non è dato di sapere quanti siano in realtà i medici o gli infermieri che dovrebbero essere assunti, o quando esplode il caso dei pronto soccorso che denunciano la fuga dei chirurghi da trincea, di fatto tratteggiamo il quadro della situazione. Che pare si possa almeno tamponare ricorrendo alla sanità privata, che invece viaggia con bilanci stratosferici, in un flusso di denaro (nostro) che avrebbe dovuto servire a ristrutturare la macchina pubblica della salute. Come dire che il Covid non ha insegnato nulla. Ma quel che è peggio è che si persevera in questa indecente politica del non fare. O se preferite, di lanciare briciole qua e là, preferendo dire alla gente che la pandemia è cosa vecchia, che non servono mascherine e tamponi. Insomma che la vita è bella e va vissuta. Intanto anche i medici di famiglia protestano per segnalare come anche la medicina sul territorio sia alla canna del gas. E lo fanno visitando i pazienti al lume di una candela. Peggio di così…

beppe.fossati@cronacaqui.it

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