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La richiesta presentata dai sindacati per impedirne lo smantellamento

La Sandretto dichiarata fallita. Ora si spera in un acquirente

Per settimane davanti ai cancelli della fabbrica a Pont Canavese decine di operai si sono alternati per presidiarli ed evitare brutte sorprese

La Sandretto è fallita. Il provvedimento è stato emesso ieri dal tribunale di Ivrea per l’azienda che produce presse a induzione per gomma plastica della Valle Orco.

La Sandretto era una realtà industriale che contava 1.100 dipendenti e tre siti a Grugliasco, Collegno e Pont Canavese. La richiesta era stata presentata dai sindacati che sperano così di impedire lo smantellamento in attesa di un altro imprenditore che possa riavviare l’attività. Curatore fallimentare è Leonardo Marta.

La vicenda è iniziata tre anni fa quando la brasiliana Romi ha ceduto la Sandretto alla belga Photonike. Tutti i 130 dipendenti sono stati licenziati a settembre scorso e per 120 giorni hanno presidiato lo stabilimento per evitare che l’azienda vendesse i macchinari. «La Sandretto ha il marchio della Regione – spiega Fabrizio Bellino sindacalista della Fiom Cgil – e per questo abbiamo chiesto un incontro all’assessore Gianna Pentenero. Speriamo che si riesca ad evitare che si perda una produzione per la quale Sandretto è leader: nel mondo ci sono più di 30mila macchine che hanno bisogno di assistenza, manutenzione e ricambi» . Il provvedimento sembra quindi tutelare, almeno temporaneamente, il sito canavesano e i beni che contiene.

Il rischio di uno smantellamento era reale, almeno così hanno sempre sostenuto i sindacati. Per settimane davanti ai cancelli della fabbrica a Pont Canavese decine di operai si sono alternati per presidiarli ed evitare brutte sorprese. In più di un’occasione la tensione è salita per l’arrivo di autotreni sospetti che hanno trovato l’ostilità degli operai, spaventati all’idea di perdere macchinari preziosi. Il 21 ottobre in occasione di una delle udienze i lavoratori avevano anche protestato di fronte al tribunale di Ivrea. Ora con questa procedura il tentativo sarà quello di trovare un’acquirente in grado di rilevare la fabbrica e riaprire la produzione o almeno cercare di assorbire parte dei 130 dipendenti licenziati che in una realtà come la Valle Orco rappresentano un importante aspetto occupazionale ed economico da non sottovalutare. Il dramma dei lavoratori, ricordiamo, era cominciato nell’estate dello scorso anno quando la proprietà aveva annunciato il licenziamento per tutti i lavoratori di Pont e a novembre il licenziamento era diventato esecutivo. Ora la speranza è legata ad un un nuovo futuro per lo stabilimento.

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