Eluana-Englaro
Il Borghese

La risposta dentro sé

Dj Fabo come Eluana. O quasi. Con la differenza che lei non poteva combattere la sua battaglia per il diritto a una morte dignitosa, se non attraverso il padre Beppino, mentre Fabiano ha usato ogni suo respiro per la propria supplica. E per entrambi, il Web e le cronache ci hanno rimandato anche immagini felici, di una vita prima della tragedia: giovani, belli e sorridenti, sia Fabiano sia Eluana. A farci pensare a cosa il destino si era portato via.

Di Fabiano abbiamo anche i video, le immagini con la fidanzata al fianco mentre giace nel letto, senza potersi muovere, nelle tenebre, come un Cristo morto del Mantegna. Ma sono poche le storie che arrivano alla ribalta mediatica mentre si contano a migliaia quelle in lista d’attesa per compiere l’identico viaggio. Ci sono malati ormai privi di speranza e ci sono persone sane, che utilizzano questa sorta di testamento biologico nel timore che, un domani, un qualche accadimento drammatico le privi della possibilità di scegliere. Che è forse ciò che ognuno di noi teme di più: la perdita del libero arbitrio, della capacità decisionale. A contorno del nostro servizio in queste pagine vi proponiamo un sondaggio, per conoscere il vostro parere. Tra coloro che l’hanno già visto sul Web c’è stato anche chi ha detto che la questione «è troppo complicata per rispondere semplicemente con un sì o un no». È vero, ci sono troppi elementi in gioco: questioni etiche, morali, religiose, convinzioni personali e financo politiche. Ma queste sono le cose che bloccano (ma per certi versi alimentano) l’iter e la discussione politica legata all’eutanasia. Noi persone comuni invece possiamo decidere di rispondere seguendo il cuore o l’istinto, perché nulla è mai troppo complicato da non poter avere una risposta semplice.

Cosa vorremmo poter decidere nei panni di Fabiano o in quelli del papà di Eluana? Terribile pensare di potersi calare nella loro situazione, quasi impossibile ritenere di riuscire a comprendere davvero. Alla fine che cosa ci può muovere? La pietà? La convinzione che la vita non ci appartiene realmente? Il fatto che sappiamo che in ogni caso, che si scelga la via per la clinica svizzera o si decida di continuare a vivere, è un atto di coraggio quale non possiamo neppure immaginare? Ognuno di noi può trovare dentro di sé una motivazione e tramite questa esprimere una risposta. Più velocemente della politica, che è abile a commentare, reagire, ma lenta nell’affrontare la questione. Se non quando vengono alla luce i casi più clamorosi.

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