Christillin
Cultura
L’intervista della settimana

La “regina dell’Egizio” ora sogna in grande: «Il museo dei record»

Parola a Evelina Christillin

Tutto esaurito. Il Museo Egizio fa il pieno di visitatori per il fine settimana del primo novembre e la sua presidente, Evelina Christillin, non potrebbe esserne più entusiasta. Dopo le difficoltà della pandemia, l’Egizio si prepara a nuove e importanti sfide: il prossimo anno l’an – niversario della decifrazione della Stele di Rosetta; nel 2024 il bicentenario del museo, che porta con sé un grande ampliamento della parte di esposizione al pubblico. E poi ci sono i sotterranei, migliaia di metri quadri di magazzino con tesori ancora tutti da svelare…

Christillin, all’indomani delle elezioni, tira una buona aria per Torino?

«Molto. Conosco da anni Stefano Lo Russo, da quando era assessore con Fassino. È una persona con grandissima esperienza. E i primi passi che ha fatto, scegliendo una giunta più tecnica che politica, ci fanno pensare che sia sul pezzo».

A chi si riferisce?

«Penso a Francesco Tresso, a cui hanno rifilato tutte le questioni più spinose. Sono poi le cose che al cittadino, me compresa, stanno più a cuore. Dalle buche allo smaltimento dei rifiuti, per non parlare di carte d’identità. Conosco bene Francesco e sicuramente se c’è uno che può risolvere i problemi quello e lui».

E che cosa ne pensa di Purchia alla Cultura?

«Beh, Rosanna Purchia è una mia amica ventennale. Abbiamo lavorato tantissimi anni insieme a teatro. Io ero appena arrivata allo Stabile, mentre lei era già un’istituzione al Piccolo di Milano. È una donna straordinaria, mi ha davvero aiutato e indirizzato a capire il mondo del teatro, che io fino a quel momento avevo conosciuto solo da pubblico, non da amministratrice».

Purchia la aiutò in quella occasione e ora tocca a lei restituirle il favore?

«L’ho ritrovata qui a Torino quando arrivò al Teatro Regio e a quel punto è stata lei a chiedermi di darle una mano per conoscere Torino e capire come muoversi in città. Il nostro è un sodalizio che dura da vent’anni e in cui ci scambiamo esperienza, amicizia e aiuto».

Vi vedete spesso?

«Ci siamo incontrate in settimana per un calice. Non era un impegno di lavoro. Solo due vecchie amiche che brindano insieme».

E dove siete andate? Dove brinda la cultura torinese?

«In quella che noi scherzando chiamiamo la “terza camera”. Parlo del bar Pepino di piazza Carignano, che si trova proprio tra i nostri due uffici, il Regio e l’Egizio. Avevamo già fatto lì un brindisi di addio la settima scorsa, quando pensavamo dovesse lasciare Torino e invece ora sono molto contenta di averne fatto un altro di “bentornata”. Ha fatto un lavoro eccezionale al Regio e sono sicura che farà benissimo come assessore alla Cultura. Non ho alcun dubbio. Poi noi con il Regio itinerante abbiamo lavorato molto insieme. Il 18 dicembre c’è l’Aida al Museo Egizio».

Parliamo dunque dell’Egizio, il più grande polo culturale della città. Che ruolo avrà in questa fase di ripartenza?

«Lo sta già avendo, un ruolo. L’affluenza è ottima al momento. Dal 26 aprile, data della riapertura a oggi, considerando che la capienza al 100% c’è dall’11 ottobre, noi abbiamo fatto 250mila visitatori. In queste circostanze è un risultato eccellente. Per il ponte dei Santi abbiamo il tutto esaurito per tutti e tre i giorni. Siamo molto soddisfatti: la ripartenza c’è e non riguarda solo il museo Egizio, ma tutto il settore culturale torinese e piemontese. L’Egizio è un punto di attrazione molto forte, ma abbiamo un sistema culturale che ha un’offerta vastissima. Sento sempre più gente dire che viene a Torino: chi per il tennis, chi per l’arte, chi per mangiare tartufi. Non so quante telefonate ho ricevuto di persone che mi dicevano che non riuscivano a comprare on line i biglietti del museo perché era tutto esaurito. Abbiamo addirittura esteso l’orario di apertura alle 22 per fare entrare tutti».

E il prossimo anno ci sono i 200 anni della decifrazione della Stele di Rosetta. Vi aspettate il pienone?

«Per il mondo egittologico sarà un momento importantissimo, ma interessa anche i non addetti ai lavori. Pensi che molti credono che i geroglifici siano degli avi delle emoticon, ma non è così. Rappresentano suoni, non immagini».

Poi ci sarà il bicentenario del Museo, nel 2024. Avete in serbo qualche sorpresa?

«Assolutamente. Da fine anno attiveremo una cabina di regia per orchestrare l’evento. Abbiamo in pista un progetto di ingrandimento del museo e della parte espositiva».

C’è qualche chicca nel cavò da tirare fuori per questi appuntamenti?

«Altro che cavò, abbiamo millecinquecento metri quadri di magazzino che è sotto il primo piano della biglietteria. Ne abbiamo dovuti affittare anche altri fuori dal museo, perché non ci stava più la roba. Molti pezzi gli abbiamo mandati in giro per il mondo nelle mostre temporanee. Ora ne abbiamo una in corso a Portland e l’altra in Brasile. Vista la ricchezza della nostra collezione, le mostre all’estero le facciamo spesso con quello che abbiamo in magazzino, non si riesce a esporre tutto».

Infatti diceva che state progettando un ampliamento…

«L’idea è quella di spostare in un’altra sede tutta la parte degli uffici e la biblioteca. Tutto quello che non è superficie espositiva traslocherà. Togliendo tutta la parte che possiamo definire “amministrativa” riusciremo ad avere 2mila metri quadri in più per il museo vero e proprio. Non sarà un progetto enorme come quello del 2015, ma è una cifra molto importante che ricorderà il bicentenario».

Tanti famosi visitano l’Egizio. C’è una canzone, che ossessiona ormai i torinesi. Gli Eugenio in via di Gioia l’hanno composta per gli Eurovision. Chiedono a Chiara Ferragni di venire a visitare il museo, per renderlo famoso come gli Uffizi di Firenze. La conosce?

(ride) «La adoro. Luciana Litizzetto, mia carissima amica, mi ha girato il video dei ragazzi e ho pensato subito che fossero straordinari. Sono venuti a trovarmi e ci siamo divertiti molto. Sono di una simpatia incredibile. Hanno girato un video da noi, nella galleria dei Re. Siamo diventati amiconi»

Influencer e cultura. Pensa sia un buon connubio?

«Non sono contraria. Se è una cosa che fa bene alla cultura, ben venga. Magari avvicina delle persone in una fascia d’età più giovane. Penso che Ferragni abbia fatto benissimo ad andare agli Uffizi o Mahmood a venire da noi. Spero comunque che la gente si avvicini al museo perché ha un interesse vero, come pensano anche gli Eugenio peraltro. Anche nel nostro libro, “Le memorie del futuro”, io e Christian Greco, diciamo che il museo non deve essere visto come un luogo di deportazione per le gite scolastiche. È il centro di una comunità che fa inclusione. Deve essere vissuto con allegria».

Proprio con la sua amica Litizetto qualche tempo fa è stata paparazzata a pranzo. Con voi c’era anche la capitana della Juventus femminile Sara Gama. Andate spesso a pranzo spesso insieme?

«Ci vediamo molto spesso. Loro si sono conosciute attraverso di me. Sara l’ho incontrata per la prima volta cinque anni fa quando sono entrata a far parte del consiglio della Federcalcio ed eravamo le uniche due donne. Lei rappresentate dei calciatori, io per il calcio internazionale. Questa ragazza così intelligente e preparata mi ha colpito moltissimo e siamo diventate amiche. Una volta poi Sara mi ha detto che le era molto simpatica Luciana, che la guardava in televisione, così ci siamo incontrate e da allora lo facciamo spesso».

Anche paparazzata è sempre impeccabile nel look. Qual è la sua boutique preferita a Torino?

«Io sono un’abitudinaria e se mi trovo bene non cambio. Da anni il mio forniture ufficiale è Aspesi in piazza San Carlo. Compro tutto lì, tranne le scarpe».

Un’immagine resta degli Europei di calcio. Lei che esulta con il presidente Mattarella. Ci racconta quel momento?

«Lo paragonerei a quando, 22 anni fa, a Seul, abbiamo vinto la candidatura delle Olimpiadi. Ti scoppia dentro qualcosa di enorme. Avevo in testa ancora quella notte orribile del 13 novembre 2017, quando a San Siro siamo stati eliminati dalle qualificazioni per il mondiale. Io ho fatto il mio primo mondiale da membro della Fifa e l’Italia non c’era…»

E invece Londra è stata una sorpresa per tutti…

«Certo, vedere questa “Italietta” che andava avanti senza super star, con un allenatore fantastico è stato incredibile. Io ero a Londra già da alcuni giorni e c’era tutta la città che urlava di avere già vinto. C’era un tempo schifoso, eravamo in quattro gatti, becchiamo goal dopo due minuti. Sembrava che tutto congiurasse contro di noi…»,

E Mattarella era teso?

«Prima dei rigori mi ha detto “Siamo nelle manone di Donnarumma”. Ed è stato profetico. Donnarumma parò i rigori e condividere la gioia con il presidente della Repubblica è stato indescrivibile. Una notte che non dimenticherò mai più».

Condividi sui social:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo