Ps4, Xbox One, Pc

LA RECENSIONE – Resident Evil 7 biohazard

Capcom torna all'antico per la gioia dei fan

Resident Evil 7, il primo grande gioco dell'anno
Resident Evil 7, il primo grande gioco dell’anno

Ed eccoci alla recensione del primo grande titolo del 2017. Un anno che comincia con il botto, visto che stiamo parlando di Resident Evil 7 biohazard, l’ultima incarnazione della più famosa saga horror della storia dei videogiochi. Un titolo che al suo annuncio è stato accolto da un iniziale scetticismo, figlio degli ultimi contestati capitoli sempre più action e meno horror, che però si è via via trasformato in entusiasmo mano a mano che Capcom rilasciava video, demo e anteprime. Perché Resident Evil 7 segna il ritorno della saga alle origini, alle atmosfere angoscianti, alle porte che nascondono orrori indicibili, agli enigmi ambientali, ai nastri per i salvataggi, le munizioni contate e gli zaini di dimensioni limitate. Tutto però condito da una grande novità: la visuale in prima persona. Una scelta che ha fatto storcere il naso ai “puristi” ma che in realtà contribuisce a favorire l’identificazione nel protagonista, senza contare che Biohazard supporta anche la realtà virtuale e quindi la visuale in prima persona era una scelta praticamente obbligata.

Possiamo quindi dire che Capcom ha fatto centro, decidendo di accogliere le richieste dei fan e proponendo un gioco che segna un nuovo inizio per un pezzo di storia dei videogiochi.

LA TRAMA

In Resident Evil 7 vestite i panni di Ethan Winters, un uomo che da tempo crede morta la propria moglie Mia. Le sue convinzioni sono destinate a subire un duro colpo quando riceve una videocassetta contenente un filmato della donna, che chiede perdono al marito raccomandandosi di stare lontana da lei. Inutile dire che Ethan fa esattamente il contrario, correndo in soccorso della donna e finendo nell’abitazione della famiglia Baker, una immensa e decadente villa in Louisiana. Qui scoprirà ben presto che la casa è stata teatro di eventi raccapriccianti, a partire dalla sparizione di una troupe televisiva . Mia invece è ancora viva, se così si può dire…

La famosa scena della cena, in cui facciamo la conoscenza con la famiglia Baker al gran completo, la dovremo affrontare già nei primi minuti di gioco, subito dopo essere stati catturati. Avremo così modo di “apprezzare” le loro prelibatezze a base di carne umana e la capacità di rigenerarsi ma proprio quando le cose sembrano mettersi al peggio un imprevisto ci permetterà di liberarci e cominciare a cercare una via di fuga. Una misteriosa alleata ci aiuterà dandoci indicazioni al telefono mentre i Baker si divertiranno a giocare con noi come il gatto col topo, costringendoci ad affrontarli in boss-battle complicate e appaganti.

IL GAMEPLAY

Come detto, Capcom con questo titolo è tornata all’antico. E questo riguarda soprattutto il gameplay che richiama fortemente caratteristiche e ritmi del primo capitolo.

Partiamo dalla scarsità di risorse, leggermente meno accentuata rispetto alla prima avventura ma comunque determinante nelle strategie di gioco. Le munizioni saranno sempre abbastanza contate, quindi bisognerà fare attenzione a non sprecarle, sparando solo quando necessario e cercando di essere il più precisi possibile (un bel colpo alla testa resta sempre la strategia migliore). Le vostre condizioni vitali sono evidenziate dalle macchie rosso sangue che compaiono sullo schermo man mano che accumulate ferite e possono essere migliorate con le pozioni che trovate esplorando o che, come nella migliore tradizione, potete preparare con le solite erbe da raccogliere nei posti più disparati. La novità è che questa volta potrete anche costruire delle munizioni ma il problema è che alcuni ingredienti sono in comune con quelli per preparare le pozioni, quindi dovrete scegliere con cura a cosa dare la precedenza.

Tutto questo si combina con altri due ritorni: lo zaino e le casse-deposito. Il primo ha una capacità limitata, rappresentata dalle classiche caselle da riempire (una per ogni oggetto semplice, due per le armi pesanti) e quindi ancora una volta sarete costretti a scegliere cosa portare con voi. Le seconde vi consentiranno appunto di depositare gli oggetti che non stanno nello zaino e di utilizzarli poi in un secondo momento. Di solito troverete le casse comunicanti nei pressi dei registratori che consentono di salvare i vostri progressi, un po’ come nel primo Resident ma almeno senza i nastri dal numero limitato.

Nello zaino dovrete fare posto anche agli oggetti che di volta in volta serviranno a risolvere gli enigmi che dovrete affrontare per proseguire nell’avventura. Anche questi infatti tornano in questo biohazard, così come le porte sbarrate fino a quando non troverete la chiave giusta per aprirle.

Esplorando il mondo di gioco troverete vecchie videocassette Vhs e videoregistratori con cui poterle guardare. In realtà si tratta di elementi che hanno una doppia utilità, in quanto contengono approfondimenti sulla trama (ad esempio, scoprirete che fine ha fatto la troupe scomparsa) e inseriscono alcune “varianti” al gameplay, a cominciare dal controllare non solo Ethan.

Insomma, Resident Evil 7 è un gioco che va gustato con calma. Non pensiate di poter correre su e giù per stanze e corridoi aprendovi la strada a suon di proiettili. Nonostante la visuale in prima persona (ben implementata, un sicuro passo in avanti rispetto al passato) questo non è un Fps: dovrete esplorare a fondo gli ambienti, muovervi silenziosamente, nascondervi dietro muri e ripari vari, riflettere sugli enigmi. Quindi mettetevi comodi, spegnete le luci, dite a chiunque sia in casa di fare silenzio e immergetevi negli orrori di biohazard.

IL COMPARTO TECNICO

Resident Evil 7 è il primo titolo a tripla A progettato e realizzato per essere disponibile anche in realtà virtuale. Questo ha probabilmente influito sulle scelte che gli sviluppatori hanno dovuto fare per quanto riguarda la grafica. Siamo infatti di fronte a un comparto grafico di ottimo livello ma che non fa gridare al miracolo: si è evidentemente voluto puntare a ambientazioni e personaggi contraddistinti dalla totale assenza di problemi. Non ci saranno quindi scenari ed effetti da urlo ma in compenso avremo una fluidità perfetta e grande cura nei dettagli.

In un gioco simile, grande importanza riveste il comparto audio e infatti il lavoro svolto da Capcom è praticamente perfetto. La colonna sonora accompagna al meglio i vari momenti di Resident Evil 7 ma sono soprattutto gli effetti sonori a farla da padrone in un gioco in cui basta poco per farvi sussultare.  Ottimo anche il doppiaggio in italiano.

Buone notizie anche dal punto di vista della longevità: portare a termine l’avventura andando in cerca di almeno una buona parte dei collezionabili vi impegnerà per almeno una dozzina di ore.

Resident Evil 7 biohazard è un gioco realizzato da Capcom e distribuito da Halifax per Xbox One, Ps4 e Pc. La versione utilizzata per la recensione è quella per PS4.

I VOTI

Grafica 9

Gameplay 10

Audio 9,5

Longevità 9

TOTALE 9,5

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