Ps4, Xbox One, Pc

LA RECENSIONE – Fallout 76

Ci siamo presi qualche giorno più del solito per recensire Fallout 76 perché si tratta di un titolo complicato. Complicato per tanti motivi, a cominciare dal fatto di essere afflitto da qualche problema tecnico di troppo nella sua versione “originale”, tanto da costringere Bethesda a correre ai ripari con una patch enorme che quindi vi consigliamo vivamente di scaricare prima di fare qualunque altra cosa. Ma complicato anche perché per la prima volta gli sviluppatori hanno portato nel mondo post-atomico di Fallout la possibilità di giocare in multiplayer, una svolta epocale che però almeno per ora non sembra aver raccolto successo tra gli appassionati. Però questo è un Fallout e porta con sè buona parte degli elementi caratteristici della serie, quelli che hanno fatto innamorare milioni di persone in tutto il mondo e che meritano rispetto da parte di tutti gli appassionati di videogiochi. Insomma, Fallout 76 per ora pare destinato a piacere a chi già ha impegnato decine di ore della propria vita a esplorare i mondi radioattivi dei precedenti capitoli ma sembra avere un po’ troppi problemi per sperare di replicarne il successo.

Fallout 76 racconta la storia di chi per primo è uscito da un Vault (il 76 appunto) dopo la caduta delle bombe atomiche. I Vault, per chi non avesse giocato ai capitoli precedenti, sono i rifugi costruiti prima della guerra, in cui hanno trovato ospitalità varie categorie di persone. In questo caso, il 76 era la “casa” di coloro che erano chiamati a ricostruire l’America dopo la distruzione. Usciti dal Vault, i suoi ospiti avrebbero dovuto guidare i superstiti nella riconquista della civiltà, in attesa che anche gli altri rifugi riaprissero le proprie porte. La situazione esterna però è molto diversa da quanto ci si era immaginati, le radiazioni hanno provocato orribili mutazioni negli animali e non solo: pianure, foreste e montagne sono infestate da pericoli di ogni sorta, a cominciare dagli Ardenti, ben più veloci e aggressivi dei soliti Ghoul. Il gioco è quindi ambientato prima degli eventi che abbiamo visto in Fallout 3, New Vegas e Fallout 4. Una sorta di prequel che ci mostra un mondo leggermente differente da quello abituale ma che già ha buona parte degli elementi che ben conosciamo. La West Virginia è piuttosto verde, ricca di vegetazione e di acqua, tutto però contaminato dalle radiazioni. È questo il paesaggio che ci si para davanti quando usciamo dal Vault nel quale, per qualche strano motivo, siamo rimasti soli: al nostro risveglio nel giorno dell’apertura delle porte, tutti sono già usciti e noi ci metteremo sulle loro tracce, in particolare su quelle del sovrintendente, armati solo della nostra tuta e di una attrezzatura essenziale. Come sempre, quello che ci servirà lo dovremo trovare esplorando in lungo e in largo il mondo di gioco.

E l’esplorazione sarà davvero impegnativa. Fallout 76 presenta infatti la mappa più vasta di sempre, ben più grande di quella di Fallout 4 che già aveva impegnato il sottoscritto e milioni di altri giocatori per la bellezza di 130-150 ore. Un mondo enorme, quindi, pieno di case, edifici, villaggi, città, dove ogni singola stanza può nascondere oggetti utili, munizioni, armi, cibo e acqua. Proprio questi ultimi tra l’altro assumono più importanza del solito, in quanto il nostro eroe patirà fame e sete e se non provvederete a bere e mangiare ne subirete le conseguenze,a cominciare da un calo dei punti azioni disponibili. Al tempo stesso però bevande e cibo sono radioattivi, quindi dovrete prestare attenzione al livello di radiazioni assorbite: nel migliore dei casi diminuirà la salute ma se saranno troppe andrete incontro a mutazioni che però insieme ai guai potrebbero portare anche qualche fattore positivo. Per sopperire a tutto ciò, come sempre, potete utilizzare droghe e medicine che però sono più rare del solito: scordatevi, almeno per parecchie ore di gioco, di andare in giro con più di 100 Stimpack, come invece capitava piuttosto facilmente nei capitoli precedenti. La vera differenza del mondo di gioco rispetto al passato però è un’altra: l’assenza di personaggi gestiti dall’IA con cui interagire. Certo, troverete qualche mercante ma per il resto le interazioni sono pochissime e affidate soprattutto a vecchi computer ancora funzionanti, robot, biglietti e appunti abbandonati in giro da persone ormai morte, olonastri da ascoltare per sentire finalmente la voce di un essere umano. E ovviamente, visto che è un multiplayer, agli altri giocatori ma di questo aspetto parleremo dopo.

Ritorna, con qualche cambiamento rispetto a Fallout 4, la possibilità di costruire il proprio accampamento. La differenza principale è che lo potrete spostare dove vorrete, anche se al costo di preziosi tappi (molto più rari del passato). Nel corso dell’avventura vi imbatterete in numerosi progetti, che potrete realizzare ai vari banchi da lavoro. Tutti richiederanno determinate risorse che potrete ottenere raccattando oggetti di tutti i tipi da portare poi al campo base e depositare in una cassa (la prima cosa da costruire) che nessuno potrà toccare. Ai banchi da lavoro ovviamente potrete creare e modificare anche armi e armature: le possibilità di personalizzazione sono praticamente infinite.

Modificato in maniera sensibile il sistema di combattimento. Il Vats non permette più di fermare l’azione per mirare ai punti deboli ma diventa semplicemente un sistema di mira automatico che però con gli avversari più veloci non garantisce comunque di fare centro e che oltretutto consuma punti azione. Meglio forse ricorrere alla mira manuale ma attenzione perché colpire i nemici più piccoli a volte diventa un vero incubo.

Esplorando e completando missioni, accumulerete punti esperienza. Ogni volta che salirete di livello – fino al 50 – sbloccherete un punto da assegnare, a vostra scelta, a una delle caratteristiche del personaggio (le famose SPECIAL). In questo modo sceglierete poi una abilità, presentata sotto forma di carta, che potrete poi equipaggiare in numero limitato. Insomma, il sistema di evoluzione del protagonista presenta delle novità restando però nel solco di quello cui eravamo abituati.

Come detto, la vera novità è che tutto questo è inserito in un mondo aperto ad altri giocatori. E qui cominciano le note dolenti, perché il sistema non pare funzionare benissimo. Il problema più grosso è la difficoltà nel creare una vera cooperazione con altri giocatori. Se si ha un amico il problema molto probabilmente non esiste, ma se – come il sottoscritto – semplicemente vi collegate e cominciate a giocare, allora ecco i problemi. In una mappa enorme, la possibilità di incontrare casualmente un altro giocatore è molto ridotta. Potrete quindi invitare in squadra uno di coloro che compaiono in elenco ma se accetterà uno dei due dovrà teletrasportarsi dall’altro, svendo così rinunciare a seguire le proprie missioni per partecipare a quelle dell’altro e finendo così per creare anche parecchia confusione nel continuum della trama. Ci sono poi eventi ai quali si può partecipare in gruppo, cooperando per raggiungere l’obiettivo finale ma anche in questo caso il sistema pare da calibrare: ad esempio, mi è capitato di terminarne uno completamente da solo e un altro senza neanche sparare un colpo perché sono arrivato quando ormai avevano fatto tutto gli altri giocatori, e in entrambi i casi ho preso la stessa ricompensa di chi ha giocato in squadra. Insomma, l’impressione è che Bethesda si sia concentrata troppo nel creare un mondo enorme, mentre forse sarebbe stato meglio più piccolo ma con maggiori possibilità di interazione con gli altri giocatori. Fallout invece così perde un po’ della propria identità – tralasciando la parte gdr per avvicinarsi ai survival – senza però coinvolgere  a sufficienza il giocatore, tanto che l’impressione è che siano moltissimi coloro che stanno affrontando l’avventura in solitaria, come se fosse uno dei vecchi Fallout, attratti dall’innegabile fascino dell’ambientazione e dalla curiosità di scoprire le decine di storie che si nascondono dietro ogni porta. Forse la scelta migliore sarebbe proprio quella di tornare alla ricetta di Fallout 3, probabilmente il capitolo migliore della saga, con una mappa più ridotta ma colma di missioni diversificate, ognuna completabile in tanti modi differenti e dove le proprie azioni avevano un effetto evidente sul mondo di gioco. E magari ripartire da lì, puntando a migliorare invece il comparto tecnico, visto che il motore comincia a mostrare gli anni: se il comparto audio non delude, quello grafico presenta i soliti bug e un aspetto che ormai appare un po’ datato.

Fallout 76 è un gioco realizzato da Bethesda per Xbox One, Ps4 e Pc. La versione utilizzata per la recensione è quella per Xbox One.

I VOTI

Gameplay 7,5

Longevità 9

Audio 8

Grafica 7

Multiplayer 5,5

TOTALE 7,5

 

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