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Il Borghese

La rapidità è tutto

Troppo veloci o troppo lenti? E’ un dubbio legittimo, quando si parla di terrorismo. Siamo forse troppo lenti, con il nostro bizantino e pachidermico codice di procedura penale: quando esauriamo la sfilza di ricorsi, pareri, riesami, contro udienze e via dicendo, ormai chi va a riprenderli quelli che abbiamo lasciato liberi?

Oppure siamo troppo veloci: individuato un soggetto sospetto, che può essere un fiancheggiatore, un terrorista, un semplice mitomane, ci si affretta a espellerlo per motivi di sicurezza del Paese. Con conseguente tweet di giubilo del ministro competente che plaude.

Ma rimane la sensazione di aver tagliato al limite una sola delle teste dell’idra, di quei microgruppi (più bande che cellule) che sbandierano il vessillo dell’Isis. Così come rimane la sensazione che, in fondo, non abbiamo abbastanza mezzi per capire fino in fondo il coinvolgimento dei cosiddetti «attenzionati».

Di certo di tutte le soluzioni la peggiore è la detenzione al Cpr, o ex Cie. Un luogo di transito dove il sospetto può proseguire la sua attività, avendo anche la libertà del telefono cellulare, e magari istruire e radicalizzare qualche altro adepto.

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