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IL REPORTAGE. Tra il popolo delle partite Iva in sciopero

La rabbia dei negozi scende per le strade. «Uccisi dalle tasse»

Nel mirino la manovra e lo scontrino elettronico. Serrande abbassate e defezioni anche nei mercati

Serrande giù, mercati deserti. E gente in strada, per la prima volta, a protestare contro le tasse che si divorano i ricavi di una vita di lavoro. Il popolo torinese delle partite Iva ha aderito ieri allo sciopero nazionale facendo sentire la sua voce con manifestazioni in diversi quartieri. La più importante era sul ponte Amedeo VIII, in strada Settimo, dove si sono ritrovati da Barca, Borgo Vittoria e Parella. Commercianti e piccoli imprenditori, ognuno con storie diverse ma tutti uniti nella lotta contro la stretta del Governo sulla legge di Bilancio, il Decreto fiscale e l’obbligo dello scontrino elettronico. «Ma non siamo come i forconi – precisano – perché la nostra è un’azione pacifica». Tiziana Gribaudo, 62 anni, ha una cartoleria in strada Settimo. «La periferia muore, ma le tasse sono più vive che mai. E quando andrò in pensione percepirò una miseria: 580 euro lordi».

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