Palazzo Madama
Ieri & Oggi
La città di una volta

La Questura a Palazzo Madama: via libera dei Savoia nel 1852

Quando i palazzi in centro non erano ancora meta turistica

Chi, oggi, sceglierebbe di mettere la sede della questura a palazzo Reale? O alla reggia di Venaria? L’altro valore storico e il potenziale turistico di questi luoghi sconsiglierebbero una scelta così infelice. Nell’Ottocento, tuttavia, il turismo quasi non esisteva e il rispetto per i siti storici non era molto elevato: gli stessi Savoia avevano autorizzato la trasformazione di conventi, palazzi nobiliari e anche regge in caserme o istituti per orfani e ragazze indigenti. Insomma, per farla breve: nel 1852 serviva la sede per la questura e qualcuno propose palazzo Madama.

Et voilà: i locali al pian terreno dell’antico palazzo sabaudo divennero gli uffici delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Palazzo Madama aveva il pregio di essere centralissimo, un punto strategico per le forze dell’ordine. Le Guardie furono fondate l’11 luglio 1852, prima, quindi, dell’unità d’Italia, e nel regno di Sardegna avevano due sedi principali: Torino e Genova. Furono inizialmente previste 264 guardie, quasi tutte dedicate ai capoluoghi piemontese e ligure.

La legge di istituzione delle Guardie, presentata e votata sotto il secondo ministero di Massimo d’Azeglio, fu aspramente criticata dalla sinistra, che accusò il governo di eccessivo accentramento di forze di polizia nelle città; ma il Piemonte di quegli anni era in balìa di ladri, borseggiatori e briganti che non si facevano scrupoli ad ammazzare per una “mostra” d’oro o per pochi spiccioli. Approvata alla fine con 54 voti favorevoli contro due, la legge prevedeva due questori (a Torino e Genova, con 4mila lire di stipendio annue e alloggio a carico dello Stato).

I requisiti per le aspiranti guardie? Avere tra i 24 ed i 45 anni, essere alti almeno un metro e 63 centimetri, avere sana e robusta costituzione, essere celibi o vedovi e comunque senza figli. Infine, nota importante: poiché la polizia era già allora sommersa da fascicoli e scartoffie di ogni sorta, bisognava essere letterati, sapendo cioè leggere e scrivere e fare di conto. Non era un mestiere semplice: oltre ai criminali, Torino era invasa da ubriaconi e disperati di ogni sorta. Gli accoltellamenti erano all’ordine del giorno.

A volte, erano brilli anche gli stessi questurini: così, nell’atrio di palazzo Madama, proprio a fianco della famosa scalinata dello Juvarra, nel 1862 venne assassinato un vice-brigadiere delle Guardie di Pubblica Sicurezza: si chiamava Giuseppe Amateis, e morì per le ferite riportate alla coscia destra da un colpo di pistola sparato da Pietro Parato, 34enne di Roddi, anch’egli Guardia di Pubblica Sicurezza. Davanti alla Corte d’Assise, Parato ammise di essere stato ubriaco e che il colpo gli era partito accidentalmente; la pena, per lui, furono i lavori forzati per dieci anni. In quello stesso 1862 la questura lasciò palazzo Madama e si trasferì in piazza San Carlo. La prima sede della polizia lasciò un ricordo indelebile nel linguaggio di Torino e dintorni: è per questo motivo che in Piemonte la polizia è chiamata “la madama”.

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