La quadratura del cerchione

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La Fiom lancia un disperato allarme: il settore auto in Italia vive una crisi tremenda. In Piemonte dal 2006 al 2018 la produzione è calata dell’80% Solo dal 2018 a oggi si son persi 18mila posti di lavoro. In Italia non va molto meglio: dal 2006 la produzione è crollata del 50%. Certo, la crisi dell’auto si avverte anche in Germania e in Occidente in generale, ma se il settore è così strategico, così prezioso col suo indotto da condizionare l’economia di tante nazioni evolute, mi chiedo come mai da un lato si pianga sulla sua crisi e dall’altro si continui ostinatamente a demonizzare l’auto.

La si accusa ingiustamente di essere responsabile del global warming quando il suo contributo è minimo rispetto ad altre fonti d’inquinamento planetario. Si rottamano a forza auto ancora integre e funzionanti, si investono fantastiliardi nell’auto elettrica che inquina, se pur indirettamente, come o più della sorella a idrocarburi.

Si tolgono posteggi, si allargano le Ztl e pedonali, si vietano le gronde, si piazzano file di autovelox persino in aperta campagna, si mettono limiti di velocità ridicoli per pizzicare più gente e far cassa con le multe (è di questi giorni la notizia che Torino assume 35 “vigilini” con l’obiettivo di fare 100mila multe in più), si tassano le volture, il possesso, le revisioni, le patenti, i carburanti, e poi ci si stupisce perché gli automobilisti, esasperati, non cambiano più l’auto al ritmo di una volta?

La popolazione occidentale invecchierà sempre di più, e noi la vogliamo in bici, in monopattino, a piedi? Fatevi qualche domanda, Soloni. Non si può avere la botte-Fiom piena e la moglie-Greta ubriaca.

collino@cronacaqui.it

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