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IL CASO Cgil, Cisl e Uil: «Regione sorda alle nostre richieste»

LA PRIMA LINEA. Sindacati all’attacco: «I morti negli ospizi sono almeno 450»

«Serve una svolta, non c’è tempo da perdere». L’Ugl: «Riconoscimento economico ai sanitari»

È una fotografia sfocata quella distribuita nella conferenza stampa di mercoledì sulla situazione delle Rsa piemontesi. Con numeri che permettono soltanto di intuire la portata degli effetti del coronavirus negli ospizi, rimandando al futuro la vera e propria conta del disastro. Perché di questo, dice chi negli ospizi lavora, si tratta. «Serve una svolta, non c’è più tempo da perdere», attaccano intanto i segretari confederali di Cgil Cisl Uil Danila Botta, Luca Caretti, Francesco Lo Grasso, che parlano di «bilancio tragico», con un numero di anziani deceduti nelle Rsa stimato in 450, poco meno del doppio dei 252 morti positivi al Covid accertati dall’Unità di Crisi. Un dato sottostimato, quest’ultimo, perché da un lato tiene conto soltanto del 70% delle Rsa piemontesi e dall’altro non considera i decessi avvenuti dopo il 31 marzo, lasciando dunque scoperta la fase più critica, ossia quella del mese in corso, in cui le statistiche generali hanno registrato un centinaio di vittime al giorno. Quante di queste siano anziani ricoverati nelle case di riposo si saprà, forse, un domani.

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