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Salute
IL REPORTAGE

La prima dose per i bimbi con la Befana, ma la campagna non è ancora decollata

Al Mauriziano di Torino, a Rivoli, Chivasso e Alessandria, un “open day” per i più piccoli

Basta un colpo della classica scopa di saggina a fare entrare nello studio medico Ettore e la sorellina gemella Anita. Nove anni e un coraggio da leoni, se ne danno a vicenda e scoprono il braccio davanti alla siringa senza fare una piega, accompagnati da una Befana tutt’altro che arcigna.

«Non abbiamo mica paura della puntura» assicurano entrambi, guardando mamma e papà prima dell’appuntamento con l’iniezione che sembra aver convinto più i piccoli che gli adulti. Sarà forse per questo che la campagna dei bimbi non è ancora decollata, visto che a prenotare sono loro. Ieri le vaccinazioni sono state 2.600, ma al momento le preadesioni riguardano appena un quarto della platea: circa 53.500 su 246mila con 20mila prime dosi iniettate.

Insieme con loro, altri 120 bambini tra 5 e 11 hanno fatto la prima dose al Mauriziano.

E prima ancora di intravedere l’ago, sapevano già di attendere a un piccolo regalo, oltre all’attestato di avvenuta vaccinazione che vale molto più di ogni alibi degli adulti davanti all’obbligo vaccinale. «Stiamo educando i nostri figli alla prevenzione e alla salute, abbiamo spiegato loro l’importanza del vaccino ma erano già convinti» svela Giovanni, giovane papà che con la moglie Valentina ha portato i figli Giulia e Gabriele all’appuntamento con la Befana dei vaccini. Un’iniziativa messa in campo anche negli ospedali di Rivoli e Chivasso. Un “open day” pediatrico con un percorso studiato in ogni particolare prima dell’inoculazione, che è stato organizzato con simili caratteristiche ad Alessandria oltre che a Torino. L’iniziativa verrà ripetuta ogni mercoledì per arrivare a 500 vaccinazioni al mese. Mamma Kelly e il piccolo Mathias, anche loro in attesa di andare a casa dopo la vaccinazione, sono felici di sapere tutta la famiglia al sicuro. «Non ho avuto paura, anzi, credo proprio sia importante proteggerci contro il virus: non voglio più stare lontano dai miei amici». Sono le lezioni a distanza, il pensiero di non uscire un’altra volta di casa e dover rinunciare alla socialità di oratori, campi di calcio o altre attività parascolastiche, ad aver convinto i più piccoli. Tutt’altro che capricciosi, ma incuriositi anche da Lugici e gli volontari dalla penna nera degli Alpini, chiamati ad aiutare insieme con gli educatori dell’Abio, impegnati nel far disegnare i bimbi prima dell’iniezione. «Vaccinarsi è importante ma a convincerci non deve essere il Green Pass – commentano la responsabile infermieristica Graziella Costamagna e Emilia Parodi, che al Mauriziano dirige la Pediatria -. I bimbi ci stano dimostrando proprio questo. Abbiamo voluto dedicare la giornata dell’Epifania per vivere anche la vaccinazione come una giornata di festa, magari un po’ diversa». Difficile ottenere dai protagonisti di questo evento qualcosa più di una lapidaria conferma delle buone intenzioni. Troppo presi dagli album con le figurine e i palloncini dalle forme più surreali, premio di un’innocenza che ha molto più da insegnare agli adulti di quanto questi abbiano considerato prima d’essere costretti.

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