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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La povertà non è più invisibile…

Le campagne elettorali ci hanno insegnato che una delle tecniche di marketing spicciolo più utilizzate, sono i banchetti al mercato. Più o meno visibili, con le insegne dei partiti e i volontari che spalleggiano i candidati, con volantini, petizioni, raccolte firme. E naturalmente selfie se arriva pure chi corre per la poltrona da sindaco. Iniziativa lodevole perché così, almeno quando si tenta di raccogliere voti, la politica scende tra la gente. E in qualche modo si confronta. Di qui forse dovrebbero nascere i programmi, allargando gli orizzonti dal commercio alle fabbriche, agli ospedali, alle case di riposo. Molti lo fanno. Ed è a costoro che mi permetto di dare un suggerimento: allungate le ore di confronto nei mercati. Perché quando si cominciano a smontare i banchi si muove un altro pezzo di Torino, quello che naviga nella povertà. E che, forse anche per colpa del Covid che ha cancellato tanti lavori saltuari, e probabilmente in nero, ormai è costretta a cercare cibo tra le cassette di frutta e verdura che non trovano più clienti. Un popolo, non poche eccezioni come capitava solo qualche anno fa. E non immaginate dei senza tetto. Potreste trovarvi di fronte ad un artista, meglio un ballerino che è rimasto senza ingaggi e ora vive praticamente di elemosine, o ad una studentessa universitaria che si alterna con le compagne di stanza in questo rito. Poi un anziano signore in abito grigio che non esita a mettere una mano persino dei cassonetti. Torino è anche questo e, magari, in un programma elettorale, potrebbe trovare spazio questa folla di invisibili che invece sono visibilissimi. Basta andare ad incontrarli. Le loro storie, forse più di quella di una massaia, potrebbero interessare. Anche a chi stanno davvero a cuore i destini di questa città.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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