La politica della pantofola

Da oggi, e non si sa fino a quando, tutte le auto con motore diesel (e pure le Euro 1 a benzina) sono ferme. Comprese le Euro 5 immatricolate prima del 1 gennaio 2013. Dunque non vecchie carcasse che fumano nero, come certi autobus di linea, ma vetture praticamente nuove, molte con cambiali, finanziamenti e leasing ancora da pagare. Come dire, il danno e la beffa. Il semaforo rosso viene dall’amministrazione comunale dopo che i rilevamenti fatti dall’Arpa Piemonte hanno confermato le previsioni negative sul livello del Pm10 sul nostro territorio. Tutta colpa dello smog, insomma.

Ma liquidare così il problema dell’inquinamento, e soprattutto le contromisure adottate, è troppo semplice. Torino e buona parte dei comuni della cintura senza auto sono come paralizzate. Brutto a dirsi, ma questa è la fotografia di una città con una sola linea di metro e di trasporti extra urbani da anni ‘70. Quelle 250mila vetture (stima pare per difetto) inchiodate dal “semaforo rosso” di fatto paralizzano famiglie, commercianti, artigiani e pendolari. Un danno grave per la nostra economia costretta a muoversi soprattutto su gomma. Eppure le auto, i furgoni, i camion sono ritenuti gli unici colpevoli anche se ricerche assolutamente attendibili (fonte Arpa) rivelano che i motori diesel inquinano solamente per il 10 per cento del totale. Mentre il 44% delle Pm10 deriverebbero dagli impianti di riscaldamento. Serve un altro approccio al problema della qualità dell’aria con interventi che coinvolgano tutte le emissioni di fumi e di calore. Scaricare sulle quattro ruote è troppo facile. E forse occorrerebbe ricordare che, archiviate come malefiche pure le Euro 5, magari con sommo gaudio dei ciclisti imperterriti (che vanno pure in controsenso), da capitale dell’auto diventeremmo la città della pantofola.

fossati@cronacaqui.it

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