I tradizionali fuochi d'artificio per la festa di San Giovanni a Torino
Il Borghese

La paura della sicurezza

L’altra sera in un vicoletto di Alassio due ragazzini hanno fatto esplodere qualche pedardo. O per essere precisi qualche “castagnola” (come le chiamavamo noi nel secolo scorso) e lo struscio, assai animato vista l’ora dell’aperitivo, è stato scosso da un’onda. Paura vera per quegli scoppiettii da Carnevale che una mamma particolarmente energica ha spento con un paio di sberle. Morale, siamo diventati ipersensibili a tutto ciò che è collegabile, anche in maniera assai remota, a uno scoppio o uno sparo.
Il terrorismo che sta insanguinando l’Europa e non solo ci sta condizionando. E i fatti di piazza San Carlo, che hanno lasciato sul campo una vittima e oltre 1.500 feriti, hanno fatto il resto. La gente (problema da affrontare come se si trattasse di un’emergenza sociale) ha paura. Un luogo affollato si traduce in un luogo pericoloso e a quanto pare non serve neppure un apparato di sicurezza come quello messo in campo per i fuochi di San Giovanni, patrono di Torino. I presenti racchiusi nelle transenne dopo controlli e perquisizioni con il metal detector erano metà della metà degli anni scorsi.
Ora scopriamo che sarà così anche per “Collisioni” che a Barolo (dal 14 al 18 luglio) richiama star del calibro di Robbie Williams, dei Placebo, di Renato Zero e chi più ne ha più ne metta. Check point, metal detector oltre a una raffica di divieti costringeranno a lunghe code. Per chi deciderà di sottoporsi alle nuove regole. Paura e misure di sicurezza si danno la mano e la nostra vita cambia. Radicalmente. O è già cambiata. Che peccato.

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