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Il Borghese

La paura del domani

Stringe il cuore ad ascoltare le voci di chi vive in attesa che un volontario della Caritas suoni il campanello per consegnare un pacco con il cibo per la famiglia. Capita nei casermoni popolari, ma anche in abitazioni che, fino a qualche mese fa, ospitavano quel “ceto medio” di cui Torino era così fiera. Operai, capireparto, impiegati di banca, artigiani. Famiglie con i figli alle superiori o all’università che oggi stentano a mettere insieme il pranzo con la cena. Che hanno chiesto la sospensione delle rate del mutuo o pregato il padrone di casa di avere pazienza con l’affitto. Il virus cinese ci ha mortificati non solo nel corpo, ma anche nello spirito, se la giornata deve trascorrere aspettando l’elemosina di pasta e pelati.

E c’è di più. I guai sono alle porte anche per chi fino a marzo aveva un lavoro vero e una busta paga. Quelli che dovrebbero, uso il condizionale non a caso, ricevere la cassa integrazione in deroga, con il 70/80 per cento di stipendio garantito. Ebbene, anche per costoro ci sarà vita grama. La Regione che ha ricevuto oltre 28mila domande fino ad ora ne ha vidimate soltanto 600. Una cifra ridicola e mortificante, figlia di quella disorganizzazione che pare la madre di tutti i nostri guai, sia dentro gli ospedali che negli apparati pubblici. Colpa della burocrazia, ci dicono. Ma è ora di smetterla con queste giustificazioni che non reggono più di fronte all’emergenza. Se la Regione non ha impiegati sufficienti li sposti da uffici che sono fermi. Faccia, come si dice gli straordinari almeno per una volta. E ci metta la faccia quando si dovrà dire ai lavoratori che a fine mese e poi a maggio l’assegno non ci sarà. Con l’aggravante che le aziende, visti i ritardi anche nei finanziamenti promessi, non garantiscono più di anticipare la cassa.

fossati@cronacaqui.it

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