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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La partita per Torino

Un mantra delle campagne elettorali è quello delle periferie: c’è chi lo declina parlando di «ascolto delle periferie», chi invece punta tutto sulla sicurezza – però, diciamolo chiaramente, a un certo punto chi abita in periferia si stufa di sentirsi dire che ci sono problemi di sicurezza, spacciatori, immigrazione sempre declinata nell’accezione negativa e le “passeggiate” simboliche vengono viste come prese in giro – ma alla fine si dimentica che quei quartieri, o borghi, non sono entità astratte, quelle strade e quelle persone sono Torino. E ognuna di quelle realtà ha connotazioni e problemi differenti, all’interno di ogni quartiere esistono un “centro” e una “periferia”. Ergo, la situazione è molto più complessa di una semplificazione elettorale. I risultati, d’altra parte, si vedono. Ciò che è innegabile è che Torino, per rilanciarsi, debba ripartire dalle sue diverse anime, dai suoi quartieri: non basta dirottarvi qualche manifestazione o luminaria lasciata cadere così come una concessione… Serve ripristinare parità di servizi per tutti i cittadini, adeguare i trasporti, soprattutto ricordarsi che i consigli di circoscrizione non sono parcheggi per militanti e candidati vari, bensì vere e proprie amministrazioni che abbisognano di ascolto, certo, ma soprattutto di fondi: non per rivoluzionare chissà che, ma per far funzionare l’ordinaria amministrazione, a cominciare dalle strade, dalle aree verdi e via dicendo. A Palazzo Civico si può individuare la strategia per la partita per il futuro, tracciare lo schema, poi, che si schierino mediani, ali o bomber, è quantomeno necessario fornire a tutti le scarpe, non solo il pallone.
andrea.monticone@cronacaqui.it

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