IL CASO

La pandemia manda in rosso Fca: ha perso un miliardo in tre mesi

I ricavi sono crollati del 56%, le consegne globali diminuite del 63 per cento

Fca chiude il secondo trimestre con una perdita netta di un miliardo di euro, ma contiene l’impatto della crisi Covid-19. Già nel mese di giugno, però, i risultati e il flusso di cassa operativo sono in significativo miglioramento e per la seconda parte d el l’anno è prevista «una performance forte». «In Nord America, America Latina e Asia i nostri impianti sono già ai livelli pre Covid. In Europa la produzione tornerà ai livelli precedenti alla pandemia in questo trimestre», spiega l’amministratore delegato Mike Manley. Segnali positivi arrivano soprattutto dal Nord America, dove la pausa estiva «in molti stabilimenti è stata rallentata o cancellata per allineare la produzione a una domanda più elevata delle attese».

«Il nostro secondo trimestre – spiega Manley commentando i risultati – ha mostrato come le azioni decisive e il contributo straordinario delle nostre persone abbiano consentito a Fca di contenere l’impatto della crisi dovuta al Covid-19. Mentre l’azienda resta vigile sulla salute e sulla sicurezza dei propri dipendenti, i nostri stabilimenti sono ora operativi, la rete ha ripreso le vendite sia nelle sedi che online e abbiamo la flessibilità e la forza finanziaria per portare avanti i nostri piani». A Piazza Affari il titolo Fca chiude la giornata in calo del 2%, ma va ancora peggio a Cnh Industrial (- 5,43%).

Proprio l’emergenza Coronavirus conferma ulteriormente «la logica stringente della fusione tra Groupe Psa e Fca», sottolinea Manley che conferma i tempi della fusione ed esclude che l’indagine avviata dalla Commissione Europea possa causare ritardi. «Il lavoro di entrambi i team per portare a termine la fusione è proseguito a ritmo sostenuto e prevediamo di raggiungere l’obiettivo di diventare un’unica società entro il primo trimestre 2021. Le approvazioni antitrust sono state ottenute in 12 delle 22 giurisdizioni coinvolte» dice Manley che parla anche della scelta del nome Stellantis.

«Viene dal concetto di galassie e stelle. Volevamo qualcosa che rappresentasse il desiderio dei due gruppi di mettersi insieme. C’è un’ispirazione poetica anche se io non mi definirei una persona poetica», afferma l’amministratore delegato di Fca che indica anche l’obiettivo di fare nascere Stellantis «con una sana posizione di liquidità. Siamo impegnati per fare in modo che sia così». I conti del secondo trimestre portano però tutti i segni dell’emergenza sanitaria. I ricavi sono in calo del 56% a 11,7 miliardi, l’ebit adjusted è negativo per 900 milioni di euro, le consegne globali complessive sono 424.000, in calo del 63% per la sospensione della produzione e la caduta della domanda conseguenti alla pandemia.

La liquidità disponibile è però di 17,5 miliardi di euro a fine giugno, senza includere la quota inutilizzata, pari a 4,5 miliardi di euro, della linea di credito da 6,3 miliardi di Intesa Sanpaolo. Manley ribadisce anche la centralità dell’elettrico nella strategia del gruppo che proprio con Psa punta a diventare un leader della mobilità sostenibile. «Forniremo un portafoglio di veicoli elettrificati dl alta tensione che contribuiranno a garantire il rispetto delle normative sulle emissioni e sui consumi di carburante sempre più rigorose in tutto il mondo. L’elettrificazione è al centro della nostra strategia e sta crescendo in modo significativo nel 2020».

In Emea arriveranno quest’anno 5 nuove vetture elettrificate, quattro delle quali Made in Europe, mentre per Jeep inizierà il prossimo anno la produzione di nuove vetture ad alti margini: nel primo trimestre un nuovo suv, nel secondo le nuove Wagoneer e Grand Wagoneer e nel terzo la nuova generazione di Grand Cherokee. La 500 elettrica, presentata a marzo, «sarà disponibile negli showroom europei a settembre» e la produzione verrà avviata entro l’anno, il Ducato Bev sarà lanciato in Europa nel quarto trimestre. «Stiamo facendo molto sul fronte dei veicoli elettrificati e i primi ordini dei nostri partner e dei clienti sono forti», assicura Manley.

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