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«La pandemia ha svelato lo sfruttamento, in tanti si dimettono per tornare a vivere»

Sarah Jaffe, autrice de “Il lavoro non ti ama”

Viene da chiederlo immediatamente: Sarah Jaffe, giornalista, autrice del bestseller “Il lavoro non ti ama” (Minimum Fax, 20 euro, traduzione di Rocco Fischetti), anche il suo lavoro non le vuol bene? «Oh davvero molto, sì. Io sono una free lance, viaggio molto, vedo persone interessanti. È bellissimo. Ma guadagno meno di quello che potrei, non ho assicurazione sanitaria…».

Il cosiddetto “lavoro dei sogni” in realtà è la nuova schiavitù?

«Sì, lo è. Faccio un esempio: in inglese si dice “se vuoi il lavoro migliore, impara a scrivere il codici”. Tutto meraviglioso, porta anche soldi, ma è un serpente che si morde la coda perché, se tutti scrivono codici, alla fine le paghe scendono e questo lavoro da specialisti diventa solo manovalanza».

Qual è la soluzione? Cosa bisogna fare per i giovani soprattutto?

«Proprio i giovani cambiano spesso lavoro, in condizioni dure. E nel periodo pandemico, c’è stata la rivelazione. I giovani hanno cominciato a cambiare il proprio pensiero riguardo il lavoro. Chiedono più libertà, non solo sul lavoro ma anche dal lavoro stesso».

Una richiesta di maggior tempo per se stessi.

«Sì, per se stessi, per gli amici, la famiglia, anche per leggere, scrivere, o anche per cose belle come stare qui al Salone. Più che rendere migliori i lavori, bisogna rendere migliori le condizioni, in termini di diritti, di numero e giorni di lavoro: serve una settimana lavorativa più corta e un salario minimo garantito».

Nel libro appare chiaro che la pandemia è stata uno spartiacque, è stata rivelatrice.

«Dopo la pandemia, in America sono aumentate le dimissioni volontarie, molta gente che ha scelto di rinunciare al lavoro e cambiare vita. Possiamo dire che dal male abbiamo avuto una speranza per il futuro».

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