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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

La muda da travaj

C’è un’espressione che amo, anche se si sente sempre più di rado man mano che la società diventa meno attenta al risparmio e all’understatement (parola inglese che significa “rinuncia all’ostentazione” ed è così ben rappresentata dal torinese “esageroma nen”). L’espressione è “di tutti i giorni”. Il vino “di tutti i giorni”, quando tale bevanda non mancava mai sulla tavola, era un capolavoro di ricerca e di palato, perché non poteva e non doveva costare troppo, ma poteva (e doveva) essere buono. Così l’incaricato di procurarlo non si fermava dal primo vinaio, ma lo cercava con esperti assaggi dai vignaioli, lo comprava a damigiane e se lo imbottigliava a casa. I nostri vecchi, di fronte a merce di cui non s’intendevano, si attenevano al principio “chi più spende meno spende”, ma quello valeva quando la dote principale delle merci (scarpe, stoffe, arnesi, macchinari) era quella di durare nel tempo. La società dei consumi ha stravolto quel principio. Non c’è più il vestito di tutti i giorni, la “muda da travaj”. Siamo cascati nella trappola delle mode, i revers si allargano e si stringono, le gonne si alzano e si abbassano, le scarpe cambiano punta, e tutto va in pensione quando è “datato”. Ma nel mangiare e bere no. Lì non valgono le mode. La roba è buona o cattiva. E lì è di nuovo bello saper trovare il giusto compromesso fra costo e qualità. Mi rifiuto di pagare 70 euro al Kg certi formaggi “allevati in fossa” o in foglie di castagno, anche se buoni. Ma senza scendere ai formaggi Montedison dei supermercati so dove trovare un superbo Gavoi a 18 euro. Ne bastano due scaglie con una biova, e ti riempie le nari di Sardegna. La tua barbera “di tutti i giorni” diventa nettare.

collino@cronacaqui.it

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