veduta di Largo Saluzzo, cuore della movida di San Salvario
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La movida dei pusher

C’era una volta la San Salvario della droga e dei marciapiedi intrisi di sangue. Spacciatori, risse e rapine che ogni notte riempivano i mattinali. C’erano le prostitute e i loro papponi. Come quello che si dice abitasse in una soffitta sopra i portici di via Nizza e da lì gestisse il mercato del sesso consumato negli alberghi a una stella del quartiere. Il “dottor Sanna”, con il suo giubbotto di pelle, ogni pomeriggio partiva dal commissariato di corso Spezia con i suoi uomini e gli immancabili cani antidroga che non tornavano mai a casa senza un premio in crocchette guadagnato trovando panetti di hashish. Poi arrivò il grande blitz. La polizia circondò l’intera zona, vennero arrestate decine di spacciatori. Fu il colpo di grazia, lo spaccio si trasferì altrove e qui, in queste strade che abbiamo visto cambiare dalle finestre della nostra redazione, cominciarono ad aprire i primi localini, subito seguiti da altri. Bar, ristoranti, club di ogni genere spuntarono come funghi. E mentre alcuni proprietari di case scoprivano di poter fare affari d’oro dando un po’ di bianco alle pareti e affittando vecchi monolocali agli studenti, altri residenti scoprivano un incubo di quelli capaci di far impazzire. Dormire, con un fiume di ubriachi sotto casa, era impossibile. E dopo aver provato con le secchiate d’acqua, passarono alle carte bollate. L’altro giorno il tribunale ha dato loro ragione, il Comune dovrà risarcirli. Intanto, il quartiere ha di nuovo cambiato volto. Di giorno, complice lo smartworking che ha svuotato gli uffici, la maggior parte dei locali non apre più. E anche la sera, se si esclude il weekend, restano quasi tutti semivuoti. Qualcuno sta provando con buttadentro, happy hour e chupito in offerta speciale. Ma la movida è morta. E con lei tanti bar e ristoranti. Il diritto al sonno, se non altro, è garantito. Ma ad ogni luce che si spegne il degrado avanza. Aspettando il ritorno dei pusher.

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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