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Cronaca
La donna sfigurata per vendetta a Pratoregio

La morte misteriosa di Giusy la cantastorie: tra violenze e segreti

Un testimone: «Ha visto qualcosa che non doveva vedere» e spuntano dissidi per l’eredità della madre

Viveva come in un mondo parallelo e cantava stornelli che raccontavano le vicissitudini della sua vita. Giuseppina Arena, 52 anni, per tutti Giusy, trovata cadavere mercoledì sera a Chivasso, cantava di due gemelli, nati 28 anni fa e frutto di abusi sessuali. Un maschio e una femminuccia che sarebbero stati sottratti alla mamma: «Quando ho partorito – gorgheggiava Giusy – mi hanno bendata gli occhi perché non li vedessi e non li potessi mai riconoscere». Cantava di un matrimonio (all’anagrafe di Chivasso la donna risulta coniugata), finito male con un «bel giovanotto di Montanaro». E, negli ultimi tempi, i suoi stornelli erano dedicati all’anziana mamma (deceduta un anno fa) «che ha pensato a me e mi lascerà una bella eredità». Cantava quest’ultimo stornello usando il tempo futuro, perché per Giusy la mamma non è mai morta: «Vado in bicicletta fino a Montanaro a trovare mia madre», diceva ai vicini di casa e percorreva, almeno due volte la settimana, quella strada ai margini della quale è stata trovata cadavere, uccisa con tre colpi di pistola sparati in faccia con una calibro 7,65 che i carabinieri ieri hanno cercato tutto il giorno nei pressi del luogo del delitto e che ancora non è stata trovata. Per mettere a fuoco la personalità della donna e per ricostruire la sua vita più recente, nella notte, e per ore ieri mattina, i carabinieri di Chivasso hanno sentito il fratello della vittima, Angelo Arena, un muratore di Montanaro che con la sorella avrebbe avuto qualche dissidio, ma solo nell’ultimo periodo (dopo la morte della madre), riguardo l’eredità. Qualche lite per la divisione della casa e del denaro del conto corrente. Per fare le cose per bene, i due si erano rivolti ad un legale di Chivasso. Tutte le testimonianze riguardo la vittima, riferiscono di una persona sostanzialmente serena (viveva con due cani e 15 gatti che sono stati affidati al servizio veterinario dell’Asl), amante del canto, tant’è che si esibiva quasi quotidianamente sotto i portici di via Torino, tra i passanti e di fronte ai negozi. Una persona certamente sui generis «che non ha mai fatto male a nessuno», sostiene chi la conosce, ma che «potrebbe aver visto ciò che non doveva vedere», suscitando la reazione vendicativa del killer. Un’ipotesi formulata dagli inquirenti che si aggiunge a quella dell’omicidio maturato, invece, in un ambito più vicino a Giusy che, con quei tre colpi di pistola sparati in volto, qualcuno avrebbe voluto cancellare per sempre, come se la donna non fosse mai esistita. L’autopsia che sarà eseguita oggi nella camera mortuaria del cimitero Parco di Torino (dove la salma sarà traslata) dal medico legale Roberto Testi, accerterà l’orario nel quale è avvenuto il delitto e che, almeno per ora, resta indefinito. Il corpo della donna è stato trovato attorno alle 19 di mercoledì e, inizialmente, si era ipotizzato un incidente. Testimoni riferiscono d’averla vista allontanarsi da casa attorno alle 17, ma appare alquanto singolare il fatto che non abbia consumato il pranzo che ogni giorno le consegna il servizio mensa del Comune (Giusy era seguita dai servizi sociali). Infatti il box con i piatti è stato trovato intatto di fronte al bilocale della vittima. Giusy percorreva quella strada, lontana da dove vive, almeno due volte la settimana per recarsi a Montanaro e lì sarebbe avvenuto l’agguato. Esattamente il punto, in frazione Pratoregio, dove vent’anni fa venne ucciso il parrucchiere di Verolengo Franco Scarsella. Un delitto per il quale è poi stato condannato il femminiello rumeno Ulian Laurentiu, all’epoca 22enne, e oggi ancora in carcere. Una sentenza che non ha mai del tutto cancellato alcune ombre. Infatti un pentito (Aleksander Ilic), avrebbe insinuato che ad uccidere Scarsella non sarebbe stato lo straniero, ma un giovane chivassese di cui, però, non ha mai fornito il nome. Ci sono, infine, per ciò che riguarda l’omicidio di Giuseppina Arena, alcuni dettagli investigativi ancora di chiarire. I tre bossoli della semiautomatica usata per uccidere Giusy, sono stati trovati molto distanti dal corpo della vittima, in un prato proprio sotto il cavalcavia dell’Alta Velocità. O il killer li ha raccolti per lanciarli lontano, oppure Giusy potrebbe essere stata uccisa in un posto diverso da quello dove è stata trovata. L’assassino potrebbe aver spostato il cadavere per portarlo in un altro luogo, ma sarebbe stato disturbato da qualcuno. Ipotesi, contraddizioni, misteri che i carabinieri, però, confidano di chiarire quanto prima e non si esclude un fermo già nelle ore successive l’autopsia.

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