fatima bambina torino gn
Cronaca
IL CASO

«La morte di Fatima non fu un incidente: il patrigno l’ha lanciata per ucciderla»

La decisione dopo le conclusione e i pareri del perito, del medico legale e della polizia Scientifica

Svolta nell’indagine sulla morte della piccola Fatima, precipitata a soli tre anni dall’ultimo piano di una palazzina in via Milano 18 lo scorso gennaio. Il giudice per le indagini preliminari Agostino Pasquariello ha ordinato una nuova misura di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’ex compagno della madre della bimba, Mohssine Azhar, contestando questa volta l’omicidio volontario. Subito dopo il fatto, l’uomo, marocchino di 32 anni difeso dall’avvocato Alessandro Sena, era stato arrestato per omicidio colposo: si ipotizzava che avesse fatto scivolare giù la bambina. Ma ieri Mohssine, che si trova recluso alle Vallette, ha ricevuto dagli agenti una nuova notifica: l’atto che lo accusa del più grave dei reati. Omicidio doloso. Una tesi che la pm Valentina Sellaroli, che coordina l’inchiesta della squadra mobile, perseguiva fin dall’inizio. E che adesso, dopo che il gip ha accolto la nuova richiesta della procura, relativa alla riqualificazione del reato e quindi all’emissione di una nuova misura, diventa un assunto avallato anche dal giudice per le indagini preliminari. «L’ha lanciata di sotto», l’accusa mossa al detenuto, che avrebbe quindi, secondo l’accusa, buttato la piccola Fatima giù dal balcone, dopo una lite con la madre. Quella sera, secondo alcuni testimoni, il presunto assassino aveva bevuto molto ed era, forse, sotto uso di sostanze. Mentre si trovava nella sua mansarda con altri connazionali, la piccola Fatima era salita da lui per prendere un regalo. La madre, Lucia Chinelli (assistita dall’avvocata Silvia Lorenzino), che in quel periodo stava con Mohssine, aveva seguito la figlioletta su in mansarda. Secondo gli inquirenti, in casa di Mohssine sarebbe nata una discussione, e lui, dopo avere afferrato la piccola, a averla scaraventata a terra, avrebbe urlato: «La bambina è mia», per poi lanciarla giù dal ballatoio. L’indagato ha invece, sin dall’inizio negato l’addebito: «Io volevo bene a Fatima. Giocavamo al vola vola. La tenevo in braccio sul ballatoio. Mi è scivolata giù all’improvviso». Le parole di Mohssine sarebbero confutate, secondo la procura, dai rilievi della Scientifica e della squadra mobile, dalla perizia del medico legale Roberto Testi e da altre due consulenze tecniche effettuate sulla traiettoria del “volo” della bambina. Da tutte le perizie emergerebbe la stessa tesi: Fatima non sarebbe scivolata accidentalmente. Qualcuno l’avrebbe lanciata in avanti, un metro e sessanta più in là rispetto al muro. E l’autore del lancio sarebbe l’ex compagno della madre della piccola. I traumi su cranio, schiena e naso, la posizione del corpicino nel cortile, l’assenza di ulteriori segni o macchie di sangue su ballatoio, tetto e ringhiera confermerebbero, secondo i periti, l’ipotesi più agghiacciante: quella di un volo della morte, con spinta, violenta e diretta, giù dal quinto piano.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo