silvia maurizio
Salute
L’INTERVISTA

La moglie Silvia racconta le nozze: «Io non ho mai smesso di pregare»

Avevano fissato il “sì” per il 31 maggio 2020. Poi sono arrivati la pandemia e l’infarto

Dovevano sposarsi il 31 maggio 2020. Poi, come tante coppie in tutto il mondo, hanno continuato a rinviare a causa della pandemia. E mai avrebbero pensato che si sarebbero detti “sì” in una stanza d’ospedale, con la certezza che quelle nozze sarebbero durate solo quale ora. Poi il cuore di Maurizio si sarebbe fermato per sempre: «Ma ho pregato e ne è arrivato uno nuovo» è commossa Silvia mentre guarda il suo Maurizio dritto negli occhi. Non smette di accarezzargli la mano mentre lui annuisce soltanto: è ancora troppo debole per parlare e dovrà stringere i denti per un altro mese prima di poter tornare a casa e stringere la sua Sofia, nata il 15 aprile.

Silvia Duca e Maurizio Calorio, 42 e 47 anni, definiscono un «miracolo della vita e della scienza» quello che hanno passato nell’ultimo mese. A partire dal 3 giugno: «Mio marito è geometra in comune a Guarene – ripercorre la signora Silvia – È tornato a casa dal lavoro, stava mangiando e ha avuto l’infarto. Ho chiamato il 112 e lo hanno trasportato all’ospedale di Verduno. Poi è rimasto 20 giorni lì, con un apparecchio che faceva il lavoro del cuore». Poi il trasferimento alle Molinette, l’inserimento in lista per un trapianto in urgenza nazionale e il matrimonio celebrato in fretta e furia, davanti ai funzionari del comune di Torino, ai medici e ai parenti più stretti: «È stata una cerimonia surreale ma bellissima. Era strano, nessuno si aspetterebbe mai una cosa del genere. D’altra parte, è stato molto emozionante entrare nella stanza e trovare Maurizio che mi aspettava lì». Così la coppia di Alba si è ripresa quello che la pandemia le aveva tolto, anche se solo per poche ore: «Stiamo insieme da sei anni e conviviamo da tre – ripercorre la signora, tecnico di laboratorio all’ospedale di Verduno – Dovevamo sposarci ma abbiamo sempre rimandato a causa del Covid: l’ultima data prevista era a settembre. Ma non sapevamo se Maurizio ci sarebbe arrivato». Invece è arrivato il cuore nuovo, quando ormai c’erano più poche speranze: «Io sono molto credente, non ho mai perso la fede e non ho mai smesso di pregare. Credevo ai miracoli e adesso ci credo ancora di più. È stato un miracolo che sia arrivato un cuore così in fretta: dobbiamo ringraziare il sacrificio di un’altra persona e dei suoi familiari, che hanno regalato una nuova vita a Maurizio. Ma anche i medici hanno fatto un miracolo». E adesso? «A casa ci aspetta Sofia, la nostra prima bimba: è nata il 15 aprile e sono felicissima che suo papà possa prenderla in braccio, appena si rimetterà in sesto. E, soprattutto, potrà vederla crescere. Se lo merita, è un uomo stupendo e un compagno perfetto: mi aspetto che sia anche un marito perfetto». Al suo ritorno bisognerà festeggiare: «Non abbiamo ancora organizzato nulla: viviamo giorno per giorno perché la ripresa sarà ancora lunga. Sicuramente dovremo brindare al rientro di Maurizio a casa, al matrimonio e al battesimo della bambina».

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