Arsenale2
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La minaccia delle cosche

Non sembra esserci alcun dubbio. Le cosche pianificavano un attentato, forse due. Gli stessi di cui hanno parlato un pentito e il boss ed ex terrorista Francesco D’Onofrio . L’arsenale trovato dagli investigatori della squadra mobile in corso Traiano serviva o sarebbe servito a riportare la città nel terrore. La ‘ndrangheta, nonostante maxi blitz e maxi processi, non ha mai abbandonato Torino e il Piemonte e fonda la sua attività, oggi più di ieri, nel traffico di droga (nel garage di Mirafiori sono stati trovati 53 chili di hashish e marijuana). Soldi sporchi e poi riciclati, come sempre è stato, nell’usura, nel traffico d’armi, nell’edilizia e nel finanziamento della politica. Lo sviluppo dell’indagine condotta dalla polizia, forse ha colto di sorpresa gli stessi investigatori che irrompendo nel garage, non pensavano di trovare quelle armi, dettagliatamente descritte nei verbali dei processi contro i boss e mai trovate. Pistole, fucili a pompa, mitragliatrici, kalashnikov, lupare e bombe a mano che, secondo il pentito Ignazio Zito, 63 anni, residente a Carmagnola, sarebbero servite per «fare un attentato a una persona importante. Una personalità, che di certo camminava con la scorta». Di più al processo Zito non ha detto, ma gli inquirenti sospettano che la “personalità” abiti a Torino. Armi che lo stesso Zito aveva preso in consegna in Calabria per portarle in Piemonte, ma che non sono mai state trovate. Un arsenale simile (forse lo stesso) sarebbe stato anche nella disponibilità dell’ex di Prima Linea e poi contiguo alla criminalità organizzata calabrese, Francesco D’Onofrio. Suo sarebbe il progetto di eliminare un magistrato della procura di Torino. Il collegamento tra le armi ritrovate e i due attentati, per ora resta da provare, ma lo scenario che emerge porta gli investigatori ad indagare in quella direzione. Armi e droga sono state trovate in un garage che risulta essere affittato da un muratore di 31 anni, Vincenzo Demarco, incensurato, un insospettabile, nativo della Locride e residente a Torino, con relazioni parentali a Caulonia, il cuore della cosca Ursino-BelfioreMacrì. Un’alleanza di famiglie criminali che in passato hanno condizionato non poco le “locali” ’ndrine radicate in Piemonte. Ci sono poi due altri elementi, attraverso i quali le congetture investigative acquisiscono una maggiore valenza. Tutte le armi erano senza caricatore, «segno che il grosso delle munizioni (nel garage sono stati trovati solo 200 proiettili) sono custodite altrove, come è prassi per le organizzazione mafiose», spiegano gli investigatori della squadra mobile. Nell’arsenale c’erano: due fucili semiautomatici modello Aks 47 calibro 7,62 (evoluzione dei kalashnikov), due fucili semiautomatici Beretta calibro 12, quattro fucili a canne sovrapposte, un fucile a pompa marca Mag-Tech modello 586.2 calibro 12, un fucile semiautomatico marca “Fn” Brownig calibro 12, un fucile semiautomatico marca Beretta modello Bm59, un fucile a canne mozzate calibro 12, due revolver e due pistole semiautomatiche calibro 7,65, oltre a due granate a mano modello Mk2 disinnescate. Accanto alle armi è stata trovata una raccolta di giornali locali calabresi che riportavano fatti relativi alla criminalità organizzata negli anni passati. «È un’operazione – ha spiegato il capo della squadra mobile Luigi Mitola – che nasce dallo sviluppo di informazioni che ci hanno portato a concentrarci su una persona incensurata, di origini calabresi, scoprendo che aveva a disposizione un box nella zona di Mirafiori, non nello stesso stabile dove abita, dove c’erano movimenti sospetti. Quando abbiamo avuto conferma di questi movimenti che facevano presumere possibili traffici illeciti, abbiamo perquisito il garage». Gli agenti hanno anche sequestrato 53 chili di hashish con il marchio della “Nutella”. «Si tratta di un autentico arsenale – ha ribadito Mitola -, con una dozzina di fucili di vario tipo. L’indagine inizia adesso e si sviluppa su due fronti. Lo stupefacente era probabilmente destinato alla piazza torinese, ma l’ar – senale è in parte incompleto, perché il munizionamento non è abbastanza numeroso, mancano i caricatori. Inutile dire che la detenzione di questo materiale da parte in un incensurato a Torino apre scenari che vanno approfonditi».

marco.bardesono@cronacaqui.it

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