andrea loreni
Cronaca
ANDREA LORENI

«La mia vita sul filo»: il funambolo prova la sua ultima impresa

L’intervista della settimana

La sua prossima impresa scatterà alle 11 di oggi, a Frassinetto: tenterà una camminata di 350 metri su un cavo tirato a 300 metri di altezza. Per il funambolo Andrea Loreni è l’ennesimo record da battere in una eterna sfida con se stesso, con la natura e con la morte.

Com’è nata questa passione?
A Cuorgnè era difficile sognare di fare il funambolo. Diciamo che mi sono ritrovato sul filo per caso: ho visto uno spettacolo di strada a Milano e sono rimasto affascinato dalla libertà di quella vita. In particolare, mi ha colpito il “cerchio sacro” che si forma con gli spettatori e abbatte ogni barriera sociale. Così come l’aspetto economico di “fare cappello”, un’altra espressione di libertà per non vincola gli spettatori a pagare un biglietto preciso: sono loro a dare un valore a quello che hanno visto. Ho iniziato fare giocoleria ed equilibrismo per tutti questi motivi.

Poi è arrivato il filo.
Mi sono allenato tanto per dedicarmi a questa specialità. Mi manca un po’ il contatto col pubblico, che nei miei progetti attuali rimane a decine di metri di distanza. Per questo non escludo progetti diversi che mi avvicinino agli spettatori. Per il momento mi dedico a queste traversate finanziate da sponsor o enti pubblici: di recente ho partecipato al Nice Festival di Chieri e ho camminato all’interno della cupola della Mole Antonelliana. Poi ci sono libri, eventi e laboratori formativi: penso che il funambolismo sia alla portata di tutti, a patto di metterci dedizione e accettare il rischio. Inoltre, in collaborazione con la ricercatrice Giulia Schiavone e l’Università Milano Bicocca, sto lavorando per dare vita ad un centro di ricerca sul funambolismo.

Cosa si prova a “passeggiare” da soli sopra un cavo sospeso?
Io provo paura, solitudine, libertà. È la vita: quando sei lassù, devi accogliere tutti i sentimenti e viverli a pieno, compresi quelli negativi.

È un pensiero legato alla filosofia e alla meditazione Zen, cui si è avvicinato in questi anni.
Pratico la meditazione Zen da circa 14 anni e credo che si un’attività molto collegata al mio lavoro: pensiamo alla ricerca della presenza, al respiro e al concetto del “qui e ora”. Camminare sul cavo è anche un modo per conoscersi ed entrare in contatto con il proprio corpo e il proprio equilibrio: è un po’ una metafora della vita, ogni giorno si cammina sul filo e si fronteggiano imprevisti.

Nella vita di tutti i giorni, però, non si rischia di farsi male a ogni passo. Lei è sempre legato quando è sul filo?
No, io lavoro sia legato che slegato. Dipende dalla situazione: voglio sentirmi libero anche da questo punto di vista, senza avere vincoli ed essere dipendente da una sorta di paracadute. Nella traversata di oggi a Frassinetto ci sono tante difficoltà e tanti fattori di rischio, quindi sarò legato. Ma possono esserci dei casi in un cui il pericolo di caduta e di morte fanno parte dello spettacolo. Ma il mio approccio non cambia: l’attenzione e la paura sono sempre le stesse.

Ma si riesce a “godersi il panorama” durante il percorso?
Bisogna essere sensibili al contesto, anche solo per bilanciare l’impatto del vento. Io cammino in uno stato contemplativo: mi guardo intorno e “ricevo informazioni” quasi inconsciamente. Così posso godermi il panorama, anche se a volte lo faccio in modo asettico. Di certo il mio punto di vista è unico e vale la pena assaporarlo a pieno.

Com’è arrivato all’impresa di oggi a Frassinetto?
Ho passato la settimana a fare prove, concluse con la prova generale di ieri. La particolarità sta nel fatto che camminerò sopra una zipline, cioè una teleferica dove si può “volare” appesi con carrucola ed imbrago. Era da parecchio che avevo voglia di camminarci sopra, ora c’è stata l’occasione perchè uno dei miei tecnici è stato contattato per rivedere la linea.

Ci sono differenze rispetto alle sue solite traversate?
Sì, con una zipline non si riesce a mettere corde laterali per stabilizzare e controventare. Quindi avrò quattro tecnici appesi alla fune, due davanti e due dietro: ci muoveremo insieme e i loro corpi stabilizzeranno la linea. Così proverò a superare i 320 metri di traversata, record che ho raggiunto a Ceresole nell’agosto 2021, in occasione dei 90 anni della diga di Iren. Per me è importante esplorare nuove lunghezze e nuove distanze: è una ricerca personale per provare sempre qualcosa di diverso.

Qual è la prossima impresa?
Ho una paio di idee legate a mezzi in movimento, come gru e rimorchiatori. Vedremo, per il momento ho dei laboratorio organizzati ad agosto tra la Svizzera e il parco del Pollino. Poi ci sarà l’evento BHuman, organzizato per il 10 settembre in collaborazione Cittadellarte e Fondazione Pistoletto.

Di cosa si tratta?
Camminerò sopra i campi di riso biologico a Rovasenda, in provincia di Vercelli. Sarà il mio modo per dire che dobbiamo operare in equilibrio se vogliamo difendere e sostenere la Terra e l’am – biente che ci sta intorno

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