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Spettacolo
JERRY CALÀ

«La mia vita da libidine perché faccio il lavoro che amo di più»

L’attore e showman siciliano venerdì 10 settembre si esibisce a Chieri

Si scrive Jerry Calà, ma quando si pronuncia, il suo nome evoca la leggerezza di un pomeriggio di Ferragosto sulle spiagge assolate della riviera romagnola seguito da notti di baldoria, folla e balli scanzonati di un tempo che sembra lontano anni luce. Ancora di più oggi, quando stringersi sudati saltando al ritmo di una canzone sembra tabù e una certa commedia all’italiana tutta pastasciutta e seni al vento è stata soppiantata da ricette veg e siliconi. Ma quell’Italia esiste ancora nella vita da libidine di Jerry Calà, attore, autore, cabarettista, showman, e nel concerto spettacolo che il mattatore siciliano, classe 1951, ogni sera porta a spasso nei locali italiani per un pieno di risate e sano divertimento. Il tutto a ritmo di “Ocio”, “Maracaibo”, “E io pago”, “I fichissimi” e tante gag. Venerdì 10 settembre toccherà anche a Torino rivivere l’universo dei Gatti di Vicolo Miracoli e molto altro, con la tappa di “Una vita da libidine” in programma presso il polo culturale – ex Area Tabasso di Chieri in via Vittorio Emanuele II, 1 alle 21 (info. 333.2651149). Un evento atteso visto il successo dello show ovunque sold out, ciliegina sulla torta di una carriera lunga 50 anni e culminata nel mega evento di giugno all’Arena di Verona in occasione dei 70 anni di Jerry.

«Capitare a Torino in questo momento ha un significato particolare – ci confessa Calà – iniziò tutto qui, infatti, negli anni Settanta, quando I Gatti di Vicolo Miracoli debuttarono in “Non Stop”».

Altri tempi, lì sì che ci si poteva scatenare. Che spettacolo vedremo venerdì?
«Sono contento, il tour sta andando bene nonostante io passi la serata a cercare di contenere l’entusiasmo del pubblico. Ripeto di stare distanti e, al posto di ballare, di agitare le mani. Certo non è facile, perché il mio show induce alla festa ma dai, va bene così, la notte dell’Arena lo ha dimostrato, per me è stata una rinascita. E c’è di più, il 9 verrò premiato all’Arena da Carlo Conti».

Cosa significa per lei “Una vita da libidine”?
«La vita da libidine è semplicemente riuscire, soprattutto nel lavoro, a fare una cosa che piace. Io ce l’ho fatta, io sono un ragazzo fortunato di settant’anni. In un mondo utopico dovrebbe essere così per tutti. E’ questo che mi dà la libidine. In questo momento la libidine, anzi la doppia libidine, me la dà anche la salute».

Prova nostalgia per i fasti degli anni Settanta e Ottanta?
«La nostalgia mi viene solo per l’età, non guardo mai indietro, sono proiettato nel futuro. C’è un verso di Angelo Bertoli che faccio mio: “Io vivo con un piede nel passato e lo sguardo nel futuro”».

L’aiuta anche il fatto di avere avuto un figlio un po’ in là con gli anni?
«Sì, assolutamente. Lui mi proietta in avanti. Oggi ha 18 anni e mezzo e sta seguendo le mie orme, infatti, si è iscritto al Dams. Lui mi aiuta a sperimentare, cosa che amo molto. Ho fatto persino il rapper con JAx…».

Il suo rapporto con Mara Venier, sempre presente nella sua vita.
«Io e Mara, abbiamo fallito come coppia ma siamo un grande esempio di amicizia. Siamo quasi fratello e sorella c’è un rapporto profondo tra noi».

E poi c’è Bettina, la donna della sua vita…
«Ho festeggiato lunedì 19 anni di matrimonio con Bettina. Un bel traguardo. La cosa che ha favorito la riuscita del nostro matrimonio è stato il fatto di appartenere a mondi diversi e il grande rispetto che mia moglie ha del mio lavoro, cosa che non mi era mai capitata. Il segreto è la fiducia, il rispetto reciproco e diciamo la verità, anche vedersi poco fa bene».

Jerry non sta mai fermo, progetti futuri?
«Io sono un attore, il mio obiettivo è sempre il cinema. C’è un grosso lavoro in cantiere, dovrei cominciare questo autunno un nuovo film, una commedia molto, molto divertente e originale».

Il suo rapporto con i Gatti?
«Quando capita noi ci riuniamo molto volentieri, siamo una famiglia, siamo oltre l’amicizia».

Negli anni ‘90 ebbe un grave incidente. Cosa le è rimasto di quell’esperienza?
«E’ stato un momento di stop molto forte ma bisogna fare sempre tesoro delle brutte esperienze. Mi ha resettato i valori della vita che fino ad allora erano troppo legati agli incassi, alla classifica al botteghino. Quando mi ritrovo a essere troppo angosciato per il lavoro, mi ricordo di quel momento e lì, cambia tutto».

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