DAVIDE LIVERMORE

«Che la mia Iliade sia una nuova alba»

Il regista torinese domani alle 00,01 inaugura dal Baretti la riapertura dei teatri

Non poteva che essere Davide Livermore a inaugurare, domani sera a mezzanotte e un minuto, l’alba di una nuova vita del suo Teatro Baretti protagonista d’eccezione di un capodanno tanto atteso quanto inaspettato per tutti i palcoscenici italiani, finalmente, liberi dal lockdown (dal 15 giugno).

E il regista, che nel dicembre scorso incantò la Scala di Milano con la sua “Tosca”, aprirà dirigendo “Apollo signore dei dardi”, un’opera dalla caratura elevatissima se si pensa che la drammaturgia è firmata da Rosa Mogliasso, l’in – terpretazione è di Olivia Manescalchi accompagnata sul palcoscenico dal maestro Fabio Biondi, considerato uno dei primi violinisti al mondo.

Un evento prezioso, un messaggio importante che, ancora una volta, arriva dal “piccolo” palcoscenico di San Salvario dal 2002 nella mani di Livermore il quale, nonostante da qualche mese sia passato alla direzione del Teatro Stabile di Genova, non ha nessuna intenzione di abbandonarlo né con il cuore, né con la mente (la direzione artistica della prossima stagione è affidata a Rosa Mogliasso).

«Ho scelto il Baretti nel 2002, è una cosa molto logica e normale che io domani sera sia qui – spiega Livermore – inoltre, il Teatro di Genova ha già inaugurato il 1° giugno alla presenza del sindaco Bucci e del ministro Franceschini. Il Teatro Baretti è molto importante per me, rappresenta il luogo della mia militanza, vado molto fiero dei risultati raggiunti grazie a tutte le persone che ci lavorano. Il Baretti non è solo un palcoscenico, si tratta di un progetto culturale vero e proprio».

Cosa accadrà domani sera?

«Il Baretti dimostrerà ancora una volta, in un momento così delicato, quanto l’arte sia in grado di cambiare la vita delle persone. Questo palco è un avamposto culturale unico e irripetibile, in piedi da 18 anni con un vero progetto che prevede un coinvolgimento politico e totale degli artisti, azioni ambientali come gli erogatori dell’acqua e l’eliminazione della plastica. Il livello è alto, così come il titolo che metteremo in scena domani».

Ce ne parli.

«Si tratta di uno spettacolo importante che potrebbe essere rappresentato ovunque, dal Baretti, appunto, ai più grandi teatri del mondo. Oltre all’interpretazione della bravissima Olivia Manescalchi, abbiamo un artista straordinario, il violinista più bravo del pianeta, Fabio Biondi, il quale ha sposato profondamente questa causa».

Si riferisce alla rinascita del teatro?

«Esattamente. È bene che anche chi ci governa ne tenga conto. Il teatro crea un indotto di 245 miliardi di euro, altro che il calcio».

Lei la dirà lunga con un testo sull’Iliade…

«Sì, l’Iliade è una colonna portante della nostra cultura, un caposaldo, un elogio».

Qual è stato il momento più duro di questo lockdown?

«La morte di Luca Targetti, un uomo di teatro vero, un grande amico. In quel momento la “peste” mi si è concretizzata. Per il resto sono un uomo fortunato».

Com’è cambiata la sua vita professionale?

Si è capovolta, delle otto produzioni in cantiere me ne sono state cancellate sette. Sono felice, però, che il mio prossimo appuntamento sia vicino, si tratta del Festival di Macerata di luglio, porterò il mio “Don Giovanni”».

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