Torino
Buonanotte

La prima messa dell’alba

Possiede una sua umile complessità, il mattino, come la lenta e cauta retromarcia di un Tir. Ha persino un suo odore caratteristico, in città: un mix di scappamenti d’auto, brioches calde, caffè e scie di fragranze appena spruzzate come deodoranti, dopobarba, profumi… Abbiamo tutti la faccia assorta, pervasa da un umore speciale fatto di rassegnazione agli ineludibili compiti quotidiani, ma anche di speranze nel giorno che inizia. Se altre ore della giornata possono essere poetiche, quella del primo mattino è quasi sempre un’ora prosaica, in cui vibrano tutti i complessi meccanismi della vita sociale che si mette in moto. Ogni ingranaggio ricomincia a girare, ogni cinghia si tende nel primo, faticoso sforzo. Persino i vecchi camminano più dritti e più svelti, per sfruttare al meglio le poche energie che l’età dispensa loro dopo la ricarica notturna. Parrebbe quasi fatta per i vecchi, l’alba. E infatti loro, che dormon poco, s’alzan di buon’ora e trafficano per casa. Se escono vanno in giro guardinghi, bucando nebbia e freddo coi loro passi brevi, dribblando sui marciapiedi i cani che tornano al guinzaglio dai bisogni mattutini, scansando l’andirivieni sbadato dei garzoni che scaricano, concentrati e taciturni, i loro furgoni posteggiati in doppia fila. Quand’ero gagno all’alba si vedeva per le strade anche la processione frettolosa e taciturna delle donne velate, dirette a “messa prima”, tornando dalla quale avevano la colazione da preparare, la famiglia da svegliare e avviare alla quotidiana fatica. Ed è proprio pensando a quei veli e a quei gesti che la poesia, anche a quest’ora, anche in città, prende un fugace sopravvento sulla prosa.

collino@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo