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EDITORIALE DEL GIORNO

La marinara blu

Ho visto su Facebook la foto d’epoca in bianco e nero d’un mio coetaneo alla sua prima comunione. Indossava la marinara bianca. Che flash! Mi è subito venuta in mente la marinara blu che indossavo io per la mia prima comunione. Allora si usava, quella mise. Susanna Agnelli intitolò un suo famoso libro autobiografico “vestivamo alla marinara”. Persino l’abito di Paperino nei fumetti è una marinara, anche se non risulta che lui sia mai stato un marinaio. Si usava, e mia madre la fece confezionare per la prima comunione di mio fratello Federico. Due anni dopo, come usava allora, passò a me, con opportune modifiche sartoriali perché mio fratello già allora era uno spilungone. Neanche il ritardo della mia prima comunione sulla data canonica (la feci a 7 anni anziché a 6) era bastato a farmi raggiungere la giusta lunghezza di maniche e pantaloni. Ma perché ritardai? Semplice anche lì: nell’ottica di risparmio che imperava anche nelle famiglie medioborghesi come la mia (aziendina paterna, auto, colf) farmi fare la prima comunione insieme a mia sorella Consolata, di un anno più giovane di me, avrebbe consentito di risparmiare sul rinfresco. Uno solo per tutti e due. Mi intenerisce parlare di queste economie. Ci sono cresciuto in mezzo e le faccio ancora io quando posso. Mi sembrano un omaggio agli antenati. A nonno Manlio che si arrabbiava se trovava la luce accesa in una stanza vuota. A nonna Nora che teneva sempre un fiammifero usato accanto ai fornelli a gas per ‘passare la fiamma’ da un becco all’altro senza sprecare un fiammifero nuovo. Non era una necessità pratica, lo capii con gli anni: era solo un esercizio di disciplina mentale. Ecco perché, in fondo, quella marinara l’ho indossata per tutta la vita.

collino@cronacaqui.it

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