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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La manovra in rosso

Un maxi pacchetto di risorse per sostenere famiglie con bambini, la prima zampata al reddito di cittadinanza grillino – cavallo di battaglia di Meloni fin dalla campagna elettorale -, 21 miliardi contro il caro bollette, Quota 103 per andare in pensione e niente bonus per chi si sposa in chiesa. Sono solo alcuni dei punti della prima parte della Finanziaria approvata dal governo di Giorgia Meloni. C’è già chi la chiama “manovrina”, sottolineando come molte questioni siano state solo sfiorate e rimandate al prossimo anno. Meloni, dal canto suo, si dice molto soddisfatta. «Non sono misure da ragionieri, ma azioni politiche» esordisce la premier e sfoggia un completo rosso. Nell’intenzione di astenersi da un giudizio di merito sui provvedimenti varati dal governo, veniamo ai numeri. Nudi e puri. Iniziamo col dire che la manovra economica cuba 35 miliardi di euro per il 2023.

Aiuti alle famiglie
I provvedimenti rivolti alla famiglia valgono un miliardo e mezzo di euro. «Una scelta che non ha molti precedenti nella storia recente» sottolinea Meloni in conferenza stampa. L’assegno per aumenta del 50% per il primo anno di vita del bambino e per tre anni per le famiglie numerose. L’Iva su tutti i prodotti della prima infanzia viene ridotto al 5% e «vengono confermate le misure per acquisto della prima casa sulle giovani coppie». Iva scontata anche per quello che riguarda «i dispositivi igienici femminili non compostabili», gli assorbenti. Infine, un mese di congedo parentale in più, pagato all’80%. «Una sorta di salvadanaio del tempo senza ritrovarsi in condizione economiche difficili» spiega ancora la premier.

Le pensioni
A godere maggiormente della manovra Meloni saranno le pensioni minime, «incrementate del 120%». L’aumento si assottiglierà con il crescere dell’importo. «Sopra i 5mila euro sarà del 35%», ha precisato Meloni. Ad aprile poi scatta Quota 103: si potrà andare in pensione a 62 anni con 41 di contributi, «ma con dei paletti di buon senso» precisa la premier. Lo sguardo è fisso verso i cronisti. «Chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti non potrà prendere una pensione superiore a cinque volte la minima, quindi tra i 62 e i 67 anni».

Il Reddito divide
Particolarmente controversa la posizione presa dall’esecutivo sul reddito di cittadinanza. «Siamo fedeli ai nostri principi» esordisce Meloni e fissa la dead line del Reddito alla fine del prossimo anno. Ma tra dichiarazioni e realtà il passo non è così breve. Sono 404mila i nuclei familiari interessati dalle nuove regole sul Reddito di cittadinanza introdotte dalla manovra di bilancio. «Per il 2023, non potrà essere percepito per più di otto mesi e decade alla prima offerta di lavoro rifiutata» spiega la premier. Immediata la reazione di Giuseppe Conte. «Questo Governo ha voluto mostrare i muscoli solo contro una fascia ristretta di popolazione: spaccia vigliaccheria per coraggio, confonde la prudenza con l’ignavia» commenta il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. «Non possiamo permettere un massacro sociale» aggiunge, netto. Una manovra improvvisata e iniqua». Il verdetto del segretario dei dem Enrico Letta, che chiama a raccolta i suoi per una manifestazione sabato 17. «Inadeguata rispetto al rischio recessione e all’impennata dell’inflazione» aggiunge il segretario dem. «Se non ricordo male il Partito democratico votò contro la prima versione del Reddito» replica a distanza Meloni. Anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, bolla la manovra “in rosso” come «tutta chiacchiere e distintivo. Vedremo in Aula se c’è sostanza o sono soltanto spot populisti». E con la comoda maggioranza di cui gode l’esecutivo Meloni non si prospettano grandi sorprese all’orizzonte. Ma non è finita qui. Quella approvata dal Cdm è solo una prima parte della manovra dell’esecutivo. Ora la palla passa all’Europa.

adele.palumbo@cronacaqui.it

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