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LA STORIA

La mamma medico dona parte del fegato alla figlia di tre anni

La piccola, per la malattia, pesa solo 11 chili

Barbara e Greta, occhi che si guardano dopo un’altra battaglia affrontata insieme. La manina della piccola Greta, che ha solo 3 anni e mezzo, che cerca i capelli di mamma Barbara, ma ora non è il tempo degli abbracci e delle coccole perché tutte e due hanno bisogno di riposare. Mamma e figlia hanno affrontato un complesso trapianto di fegato all’ospedale Molinette. Barbara è un medico e ha 43 anni e vive a Cagliari con la sua famiglia, ma per affrontare i gravi problemi di salute della sua bimba ha girato molto, da Roma fino a Torino dove il 18 marzo è stata sottoposta al prelievo di una parte del suo fegato per donarlo a sua figlia a fronte di un delicato trapianto, salvandole la vita. Barbara e Greta sono state ricoverate nel reparto di terapia semintensiva del Centro trapianto di fegato. Appena due giorni dopo l’intervento, Barbara si è alzata dal letto per raggiungere la sua piccola guerriera. «È una forza della natura! Ci siamo guardate e voleva toccarmi i capelli, lo fa ogni volta che vuole le coccole. Amore mio, non è il momento, ma presto ti stringerò forte forte». Barbara è stata dimessa martedì, ora è a casa e non vede l’ora di rimettersi in salute per poter stare accanto a Greta che al momento vede solo il suo papà. «Greta ha sempre il sorriso nonostante quello che ha passato da quando è nata, una malformazione all’intestino e una atresia delle vie biliari che in questi anni stava progressivamente trasformandosi in cirrosi epatica. I bambini hanno delle risorse illimitate e una voglia di vivere unica nonostante la malattia. I genitori che hanno figli in salute si dovrebbero sentire fortunati». Greta è una piccola roccia perché a 6 settimane di vita ha affrontato anche l’intervento di Kasai che però non è riuscito a scongiurare la cirrosi. «A maggio del 2019 è stata inserita in lista di trapianto ma non si sono presentate offerte d’organo da donatore deceduto con le dimensioni e le caratteristiche più idonee per lei. Non sopportavo più di vederla sofferente, di sottoporla a viaggi fra Cagliari e Torino, a una estenuante attesa di un organo compatibile, a poche occasioni per stare con la sorellina di 9 anni, il papà e i nonni, mentre peggiorava, non aveva più appetito fino a pesare solo 11 chili. Una mattina di gennaio ho deciso che sarei stata io a donare a Greta il mio fegato». In tutto questo percorso mamma e bimba hanno trovato una seconda famiglia. «Medici straordinari che chiamo “i nostri angeli”, dal dottor Fabrizio Gennari ai dottori Fabio Fusaro, Pierluigi Calvo e il professor Renato Romagnoli e poi gli anestesisti e gli infermieri. Non potrò mai dimenticare quando il professor Romagnoli, il giorno dell’intervento mi ha detto: “Greta oggi si gioca la vita”. Ho avuto paura ma ho anche sentito in quelle parole una grande speranza che mi ha scaldato il cuore».

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