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IL PROCESSO. La rivelazione dell’attentato a un giudice torinese del pentito Zito

«La mafia voleva uccidere un giudice»

Patto tra ‘ndrangheta e Cosa Nostra – L’ombra di Matteo Messina Denaro

«Ho iniziato a collaborare con la giustizia dopo che presi le bombe dalla Calabria. Erano per una persona che va su auto blindate e ha la scorta. Stavano programmando di fare qualcosa di grave, che era già successa negli anni Novanta». Anche a Torino, nel profondo Nord, la criminalità organizzata programmava attentati contro i magistrati. Lo ha rivelato ieri, al processo Carminius, Ignazio Zito, pentito, interrogato dal pm Paolo Toso. Zito ha iniziato a collaborare nel 2018. L’attentato sarebbe stato ideato per un magistrato (non si conosce il nome). Non venne mai effettuato. «Le bombe erano per una persona importante che stava dando fastidio all’organizzazione – ha ribadito ieri Zito – c’erano state le stragi in Sicilia e ho avuto paura che iniziassero anche qui. Le bombe erano granate, di quelle che si tirano a mano con la linguetta, verde scuro. Le ho portate a Carmagnola e sono state nascoste nel garage del suocero di Gianni Indiano». A programmare l’azione, ha spiegato Zito ieri, «c’erano la ‘ndrangheta e Cosa nostra, perché era stato stretto un patto giù in Sicilia».

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