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Nella zona del Lungo Dora Savona

La mafia nigeriana a Torino: donne-schiave costrette a prostituirsi, spaccio di droga e aggressioni brutali

Sgominato il clan “Viking” con una maxi operazione della polizia: ecco come agiva nel capoluogo piemontese la cellula denominata “Valhalla Marine”

Spaccio di droga e prostituzione: così agiva sulla piazza torinese la mafia nigeriana, attraverso il cult “Valhalla Marine”. In particolare, nella zona del Lungo Dora Savona, tra via Bologna e Ponte Mosca. Una delle peculiarità dell’articolazione torinese dell’associazione era rappresentata dal ruolo delle donne, le quali venivano affiliate mediante rapporti sessuali di gruppo ed assumevano l’appellativo di “Queen” o “Belle”.

Costrette a pagare somme di denaro in cambio di una inesistente protezione, le “Belle” venivano sfruttate sessualmente, trasformandosi di fatto in vittime del gruppo. Tra loro si evidenziava la figura di Aisha Osayande detta “One Queen”, unica delle donne ad assumere sostanzialmente la veste di associata (e infatti raggiunta dall’imputazione dell’art. 416 bis c.p.), con l’incarico di controllare le sue connazionali sfruttate.

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RIUNIONI PERIODICHE

Momento associativo fondamentale erano le riunioni periodiche che si svolgevano a cadenza settimanale all’interno di locali abitualmente frequentati dai sodali, in occasione delle quali venivano definite le linee da seguire nello svolgimento della vita associativa ed effettuati i pagamenti di quote destinate alla cassa comune o ad affrontare le spese legali degli affiliati arrestati. L’indagine ha anche svelato l’esistenza di una riunione annua, che vede il coinvolgimento di tutti i rappresentanti dei vari Paesi; quella fissata per il giugno 2020, in Turchia, non si è svolta a causa delle restrizioni dovute al Covid.

INDAGINE LUNGA

Durante la lunga indagine, gli investigatori torinesi hanno potuto documentare diverse fasi della strategia dell’associazione criminale, sotto la direzione di tre differenti “Executional”, ovvero Chuks Okafor, Alex Aslem e Cristian Ojie. In particolare, il periodo di Okafor è risultato caratterizzato da un frequente impiego della violenza e da una significativa conflittualità con altre consorterie criminali nigeriane, a loro volta presenti sul territorio torinese, culminando in efferati tentativi di omicidio in danno di connazionali.

BRUTALI AGGRESSIONI

Proprio dalle dichiarazioni di una vittima di una feroce aggressione, avvenuta nell’estate del 2018, aveva infatti avvio l’investigazione della Squadra Mobile di Torino, sotto il coordinamento della Procura. Secondo quanto emerso, l’“Executional”, nella sua veste di titolare del potere punitivo nei confronti degli affiliati, usò una sorta di machete denominato “Manga” o “Maga” per la brutale aggressione.

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