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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La linea rossa non ci salverà

C’è uno scenario che cambia drammaticamente nel resoconto dell’ennesimo giorno di guerra. Ed è quello di uno spazio per eventuali trattative che si restringe ulteriormente, almeno a detta di Mosca. Il motivo sta nelle parole del presidente degli Stati Uniti Joe Biden: «Putin è un macellaio» ha detto in sostanza a Varsavia, parlando di fronte a profughi ucraini. E al Paese sotto attacco garantisce «ulteriori sforzi» per far sì che il presidente russo «risponda per la brutale aggressione da parte della Russia, comprese nuove sanzioni», appellandosi anche a un articolo del trattato Nato secondo cui un attacco armato contro uno o più membri dell’Alleanza sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti. Anche se, è bene ricordarlo, per parecchio tempo si è tergiversato sull’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica. Anzi, questa sarebbe la molla dell’invasione da parte di Putin, secondo alcuni. L’Ucraina, dunque, solo uno strumento, ormai, per una resa dei conti inquietanti tra le due superpotenze? Rispetto al passato, quando già il mondo è stato sull’orlo della catastrofe nucleare, questa volta non sembra possibile un dialogo in extremis sulla “Linea rossa” che attraversava l’Atlantico. Non si vede all’orizzonte neppure un possibile mediatore abbastanza autorevole, di certo non in Europa, avendo Biden ormai “arruolato” tutti quanti noi. La preghiera laica mondiale è che Putin si fermi, contentandosi del successo parziale, peraltro rivendicato proprio ieri quando ha parlato di «chiusura della prima fase», con il controllo del Donbass e di Mariupol. In campo, intanto, Mosca schiera anche gli Hezbollah, che per Stati Uniti e Regno Uniti sono terroristi, mentre per l’Unione Europea l’analisi è più complessa e annacquata, in nome della sacrosanta diplomazia. La Russia prosegue con il suo piano di bombardamenti, colpendo edifici civili e religiosi, santuari, memoriali dell’Olocausto. Anche Leopoli, dove sono state trasferite tutte le ambasciate in fuga da Kiev, compresa quella italiana, è sotto attacco e sente distintamente le esplosioni farsi più vicine. Odessa ha respinto un attacco dal mare. Apparentemente, Mosca concede corridoi umanitari nel sud dell’Ucraina, ma di fatto i bombardamenti aerei li rendono impossibili. Biden, ormai completamente preso nel suo ruolo di comandante in capo, tra selfie con le truppe e citazioni di Papa Giovanni Paolo II (decisamente fuori luogo…), pare promettere la fine di Putin, «un dittatore che non può rimanere al potere», mentre dal Cremlino si replica che «non spetta agli Stati Uniti decidere chi governa in Russia» e si conferma che appare difficile, se non impossibile, trovare «spazio per le trattative» di fronte a questo atteggiamento. Non che, finora, Putin abbia dato segno di poter accettare una trattativa di qualsiasi genere, al di là dei tavoli di confronto con l’Ucraina. A questo punto, se anche lo zar decidesse che Donbass, Mariupol e una forzata neutralità dell’Ucraina semidistrutta possono essere considerati una vittoria, gli Stati Uniti non sarebbero disposti ad accettarlo. E l’Europa trema.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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