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IL REPORTAGE Dentro il laboratorio dell’Amedeo di Savoia

LA PRIMA LINEA. «Lavoriamo 17 ore, ma è impossibile fare i tamponi necessari»

Fino a 1.300 esami al giorno: «E ce ne chiedono il doppio». Anche tra i ricercatori crescono i timori per l’aumento di casi

Dietro la trincea dei pronto soccorso e dei reparti degli ospedali, che giorno dopo giorno tornano a riempirsi di pazienti a un passo dalla terapia intensiva, c’è una seconda linea che non conosce tregua, né riposo. Se non quello fisiologico del sonno, per cui dopo diciassette o venti ore passate a scrutare il nemico attraverso le provette o dall’ottica stretta di un microscopio, si crolla sul letto o sul divano di casa. «E non basta, non basta mai» dicono dal laboratorio di Virologia dell’Amedeo di Savoia, il centro più grande del Piemonte per l’analisi dei campioni estratti dai tamponi laringofaringei e l’individua – zione dei contagi da Covid. «Arriviamo a processarne oltre 1.300 al giorno, ma le richieste sono il doppio» conferma la direttrice Valeria Ghisetti, mentre attorno a lei non si arrestano gli arrivi di nuovi scatoloni contenenti centinaia di campioni dalle più svariate provenienze. Rsa, scuole, ospedali. Dalla scorsa primavera, quando erano appena due i laboratori accreditati per l’analisi dei tamponi in tutta la regione, soltanto qui ne saranno transitati almeno 164mila. «Nel frattempo abbiamo aumentato il personale, ma facciamo comunque l’impossibile: non c’è giorno che non si ritorni a casa prima di mezzanotte» spiega Ghisetti, preoccupata dall’andamento dei contagi.

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