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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La lezione dell’Italia

Il virus torna a mordere. Per la prima volta da maggio, ieri, si sono superati i 10mila casi giornalieri, oltre 600 dei quali in Piemonte, che registra anche un brusco aumento dei ricoveri. I presidenti di Regione di centrodestra, fregandosene di Salvini che continua a strizzare l’occhio alle piazze No Pass e liquida la questione con un «Basta terrorizzare gli italiani», si appellano al Governo affinché le misure restrittive anti Covid vengano applicate solo ai non vaccinati. Fonti di Palazzo Chigi, in mattinata, fanno sapere che «non è allo studio nessuna stretta sul «modello austriaco». E sottolineano che i dati del contagio in Italia non sono paragonabili a quelli dell’Austria, sempre più vicina al lockdown. Intanto, dalla Germania, una abituata a soppesare le parole come Angela Merkel, parla di «situazione drammatica», con «un numero di morti spaventoso», mentre gli anestesisti tedeschi che non sanno più dove mettere i malati ammoniscono: «Siamo vicini alla catastrofe». Parole che fanno tornare alla mente la psicosi che vivemmo due anni fa. Quando toccò a noi sperimentare per primi in Europa il dramma dell’arrivo silenzioso e devastante di un virus che secondo qualcuno era poco più che un raffreddore, ma si sarebbe dimostrato un subdolo killer. Tre ondate dopo, mentre la quarta spinge ai nostri confini e qualcuno prevede un Natale nero, con 30mila contagiati al giorno nel nostro Paese, l’Italia la lezione sembra averla imparata. E come avvenne quando il governo Conte decise i primi lockdown, continua a dare lezioni agli altri. Che dopo aver “aperto” (prendendoci anche un po’ in giro) mentre Draghi introduceva il tanto criticato green pass, adesso cercano di correre ai ripari in extremis imitandoci e andando pure oltre, quando ormai potrebbe essere troppo tardi. La Svezia, ieri, ha introdotto il certificato verde per partecipare agli eventi. In Austria, da qualche giorno, vale la regola del 2G (pass per sedersi al ristorante, assistere a un concerto, allenarsi in palestra, o andare dal parrucchiere solo a vaccinati e guariti), che ora sta prendendo piede anche in Germania. È il cosiddetto lockdown dei vaccinati, che caldeggiano anche alcuni governatori. Ma forse, grazie agli sforzi e ai sacrifici fatti prima, potremo evitarlo. Rimodulando sì la durata del certificato verde, che da 12 mesi dovrebbe essere ridotta a nove. Lasciando però aperta la possibilità di ottenerlo anche a chi fa il tampone. La novità dovrebbe partire da dicembre. Ieri mattina si diceva che il ministro Speranza avesse già pronto il decreto da approvare nelle prossime. Tutto però dipenderà da quei bollettini da cui, abbiamo imparato negli ultimi due anni, discendono i limiti alle nostre libertà. Sono i numeri, con le previsioni degli scienziati, a dettare l’agenda del governo sui temi del Covid. E in base all’andamento di quelle curve che ogni sera l’ex commissario Arcuri analizzava in diretta Tv, si sposta il termometro politico. Ieri sera, ad esempio, dopo la lettura degli ultimi dati, il segretario del Pd, Enrico Letta, ha sposato la linea dei governatori. «Io sono su questa linea – ha detto presentando l’ultimo libro di Bruno Vespa- la più rigorosa che ci possa essere, se non si fa così fra qualche settimana torniamo in lockdown e poi sarà troppo tardi». Dunque, il decreto già pronto potrebbe rimanere nel taschino del ministro Speranza. L’ipotesi “2G” potrebbe passare. E qualcuno, chiacchierando nei corridoi, si spinge ancora oltre, parlando di obbligo vaccinale.
stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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