palazzina
Il Borghese

La lezione del passato

In via Monginevro 46 è passato così tanto tempo che ormai, nel quartiere, nessuno sa più dire se la palazzina sia occupata abusivamente o meno. Ci si è fatto il callo. Nel tempo lo striscione del centro sociale che aveva guidato l’occupazione ha cambiato colore. E a dirla tutta, è persino difficile dire a chi appartenga realmente quella palazzina scurita dagli anni e dallo smog che nessuno ha mai sentito l’esigenza di liberare. Un esempio, piccolo, di quella “lotta per la casa” che qui a Torino vive degli sprazzi della galassia antagonista (che dimentica sempre che sono poi i poveretti a vedersela con le grane giudiziarie), mentre altrove assume connotati ben diversi. Come a Milano, per esempio, dove quello delle occupazioni degli alloggi popolari sfitti è un business redditizio per il racket. Qui i numeri sono ancora bassi, ma guai a non considerarla una emergenza. Soprattutto per quello che accade in alcune di queste realtà, dove lo stato di necessità, chissà forse anche di disperazione, ha lasciato posto alla prepotenza, alla prevaricazione, alle minacce. La nostra è una città in cui cinquemila famiglie attendono un alloggio popolare, in cui l’Atc ha difficoltà ad assegnare alcuni appartamenti perché troppo piccoli e altri perché da ristrutturare. Ed è la stessa città che ha vissuto le guerre tra poveri, decenni addietro, nelle periferie dove sorgevano grandi condomini per soddisfare tutte le richieste. Salvo poi non realizzare attorno una rete sociale. Ora non sono più quei tempi e la nostra società ha imparato a realizzare strutture e reti relazionali. Ma i ghetti restano sempre una forte tentazione per quanti vogliano farsene re.

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