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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

La lezione dei numeri

Al Pd è andata male. L’affluenza ai seggi alle Primarie per scegliere il candidato sindaco ha raccolto 11.235 voti. Un’inezia anche solo se paragonata ai 53mila che determinarono la vittoria di Piero Fassino. Anche se sappiamo come è finita con il testa a testa con Chiara la Grillina. E questi numeri che non sono figli del caldo torrido e tanto meno della pandemia in una città che sta ritrovando la libertà sospirata, in qualche modo devono farci riflettere su come Torino si sia ripiegata su se stessa e soprattutto in periferia si respiri un’aria di mesta sfiducia. Stefano Lo Russo che è un quarantenne professore del Politecnico (geologia applicata) lo avrà di certo compreso esaminando i numeri, Paolo Damilano lo sfidante del centrodestra deve averne avuto sentore già da un po’ se è vero che sta cercando di mettere in piedi una squadra di nomi pesanti, al di fuori dai partiti che lo sostengono. L’ultimo potrebbe essere (smentite a parte) quel signor Ventura che portò il Toro prima in serie A e poi in Europa. E poi c’è l’ex sottosegretario Giachino, il signor Tav e Antonio Rinaudo per la sicurezza e la legalità. I primi, poi si vedrà. Azioni che fanno pensare che una tessera di partito non basta a fare la differenza, come dimostra il candidato civico che per 300 voti ha rischiato domenica di detronizzare anche Lo Russo. E soprattutto non piacciono le minestre riscaldate, i matrimoni d’interesse con i grillini, i minestroni ideologici tesi solo a fare numeri. Torino ha bisogno di progetti veri, di confronti, di idee e di determinazione. E deve mettere mano ai disagi delle periferie che ieri hanno cantato chiara la loro canzone agli eredi del vecchio Pci che a uno come Diego Novelli portarono 100mila preferenze. E che oggi si comportano da orfane e rifiutano abbracci stantii

beppe.fossati@cronacaqui.it

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