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IL BIG

«La letteratura deve anticipare il futuro, come Dick o Ballard»

Il cileno Benjamin Labatut

Dice che non ama più i romanzi e ritiene che «le domande fondamentali vengono poste da altre discipline». Come la scienza: e la letteratura è sempre stata attratta dalla scienza. Parola di Benjamin Labatut, lo scrittore cileno autore di “Quando abbiamo smesso di capire il mondo” (Adelphi, 18 euro, traduzione di Lisa Topi), per la prima volta in Italia e oggi al Salone, alle 16.45, in Sala Azzurra nel Padiglione 1.

Labatut, che ieri sera era a Roma al Maxxi, ha rilasciato nei giorni scorsi una intervista a Europa Press, in cui afferma, a proposito di scienza e letteratura, che «l’aspetto della scienza è crudele perché lascia fuori le cose con cui non possiamo convivere e la letteratura è crudele se è buona perché mostra cose che non vuoi vedere». Come scrittore, si dice interessato agli «abissi, quelle cose che non possono essere spiegate o comprese». Come l’esempio del blu di Prussia, di cui tratta nel libro, partito da un esperimento mal riuscito e finito per aver parte negli stermini nelle camere a gas. Per lui, scrive Europa Press, la letteratura attuale riflette un mondo che non corrisponde più e ha ritenuto necessario «accelerare il mondo attuale» e andare avanti, perché per lui la letteratura dovrebbe aspirare a una visione di anticipazione del futuro come nei testi di Philip K. Dick, J.G. Ballard o Jules Verne.

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